domenica 23 marzo 2014

Jane Eyre, Charlotte Brönte (prima parte)

Buon giorno a tutti, lettori e bloggers! Attualmente sto leggendo un libro veramente bello, di cui ora vi voglio parlare: "Jane Eyre" di Charlotte Bronte. Il motivo per cui ho cominciato a leggere questo libro, è perché me l'ha nominato la mia professoressa di letteratura inglese 3 a lezione ed io, incuriosita, ho deciso di leggerlo.



A primo acchito, il libro è pesante ma man a mano che si procede con la lettura, diventa sempre più coinvolgente. Jane Eyre è una bambina orfana dei genitori ed è stata accolta dai suoi zii, Sarah Reed e suo marito John Reed, il quale ha promesso alla sorella morente di prendersi cura della sua nipotina quando quest'ultima sarebbe deceduta e infatti quando è morta, lui si è occupato di Jane... Credo che fosse l'unico personaggio che le abbia sempre voluto bene, anche se è un non-personaggio dato che muore anche lui prima dell'inizio del romanzo; ad ogni modo, il suo ruolo resta importante. Sarah Reed, la zia di Jane, è la persona più fredda, malevola, cattiva che c'è; non esita a sgridarla quando la colpa non è sua, da' sempre ragione a quel violento di suo figlio maggiore John, che picchia continuamente Jane, e la rinchiude nella Stanza Rossa (luogo ove è morto lo zio) senza ascoltare le sue ragioni. John secondo me rappresenta lo stereotipo del ragazzo borghese dell'epoca (siamo nel 1800), è viziato, violento, perfido e viene trattato come un principino dalla servitù. E' lui che picchia Jane in continuazione, e nonostante lo faccia, la fa sempre franca. Le due sorelle minori di John, Georgiana ed Eliza sono, a parer mio, mediamente insopportabili. Georgiana è la classica bella bambina che ottiene tutto con un battito di ciglia, grazie alle sue guance rosee e i suoi riccioli che la fanno sembrare un angelo agli occhi della servitù, ma tratta con arroganza la piccola Jane che viene ferita nello spirito da lei. Eliza è la più pacata e, come si scoprirà in seguito, avrà una vita metodica fino alla morte della madre, quando donerà i suoi beni e prenderà i voti - ha mandato a monte, durante l'adolescenza, la fuga romantica di sua sorella con un giovanotto ricco e bello. Ma ora parliamo di Jane, la protagonista. Seviziata, maltrattata fisicamente e nello spirito, Jane trova conforto nei libri, che rimarranno sempre la sua più grande passione, nel corso del romanzo. Inizialmente è molto remissiva, accetta tutto ciò che le persone decidono per lei, sia nel bene che nel male; ma lentamente qualcosa inizia a cambiare in lei e durante una discussione con la zia le dice di odiarla e nel monologo successivo commenta la sua azione: "Rimasi sola e vittoriosa. Era la battaglia più aspra che avessi mai combattuto. (..) Restai un momento seduta, assaporando la solitudine conquistatrice." Bisogna tener conto che ha otto anni, non è un'adulta ma già si comporta come tale perché la mancanza d'affetto patita in quella casa l'hanno resa una persona forte. La scena successiva, quella che riguarda l'arrivo del signor Bocklehurst è una di quelle che più mi hanno colpito, soprattutto per la durezza, la freddezza, la perfida con cui la signora Reed trattava sua nipote, e il fatto che la considerasse cattiva anche quando non lo era mi faceva arrabbiare molto, il vero cattivo è sempre stato solo suo figlio! Dunque, il signor Brocklehurst, dirigente di Lowood (una casa di carità) parla a Jane di una ragazza molto cattiva che è morta e che non è andata in Paradiso a causa della sua cattiveria e in seguito, scopriremo che Jane verrà mandata proprio lì. Ciò che amo di Jane è la sua forza interiore, la sua determinazione, il fatto che non si voglia arrendere a qualcosa che è già stato stabilito per lei; non vuole arrendersi, vuole combattere per ciò che è suo e che le spetta, anche se in minor parte rispetto alla ricca famiglia della sua zia. Lowood è molto lontano da Gateshead, dove loro vivono, e il viaggio per arrivarvi è molto lungo. In questa casa di carità, le ragazze studiano per poi poter avere un lavoro in futuro, cosa che nel 1800 era considerata una cosa brutta per una ragazza, perché le ragazze dovevano fare un buon matrimonio e fare figli. Il patrimonio era molto più tenuto in considerazione dell'amore. Le ragazze però lì vivono di stenti, il cibo è malsano e poco e le coperte non sono sufficienti e d'inverno patiscono il freddo. Qui Jane conosce Helen Burns, ragazza più grande di lei, con l'amore per la lettura ma continuamente vessata dalla maestra di francese. Helen è la prima vera amica di Jane, e quando è morta di tifo ho quasi pianto. Era una ragazza molto cristiana, che credeva nel concetto cristiano nel "porgere l'altra guancia" invece di assecondare il desiderio di vendetta. Jane cresce, e intanto gli anni passano. Otto anni dopo, insegna lei stessa a Lowood e diventa amica della maestra della sua infanzia Miss Mary Temple. Mettendo un annuncio nel giornale, trova lavoro presso Thornfield Hall come istitutrice di Adèle, una bambina francese che Edward Fairfax Rochester ha preso in affido dopo la sua scappatella a Parigi con una ballerina e aver rotto con lei per aver scoperto il suo tradimento con un bellimbusto. Il gruppo di servitori di Thornfield Hall è composto da: la signora Faixfax, che è una vecchia domestica lontanamente imparentata con Mr. Rochester, Grace Poole, misteriosa figura di cui si sa pochissimo se non che è pagata tantissimo dal padrone, John e sua moglie. Jane desidera evadere anche da Thornfield Hall perché vuole vedere il mondo, conoscere altre persone, vedere com'è il mondo al di fuori di quel piccolo luogo ameno in un angolo di Inghilterra. Riceverà la visita di Bessie, la bambinaia che aveva quando era piccola, che la porterà brutalmente alla realtà dicendole che la sua zia Reed sta morendo.
Il personaggio però che più amo e che è anche senza dubbio il più complesso e particolare è senza dubbio Mr. Rochester: le sue battute sagaci, i suoi commenti forti, schietti e franchi; l'alone di mistero che aleggia sulla sua figura contribuiscono a renderlo il più interessante. Senza dubbio sarebbe il mio ragazzo ideale. Jane invece mi rappresenta per i motivi sopra citati: coraggio nell'inseguire il proprio destino, forza, determinazione, ostinazione.

Beh, concluderò questo commento al libro tra qualche giorno, visto che sono a metà.

Nel frattempo, miei cari lettori, vi lascio con questa citazione tratta dal libro: "Se lei è diversa dalla maggioranza il merito non è suo; bensì della natura." (dal dialogo tra Mr. Rochester e Jane)

Giada

1 commento:

  1. un vero classico questo libro molto bello, bella e dettragliata la tua recensione.
    bello il tuo blog mi unisco volentieri, se ti va passa pure a trovarmi come te sono appassionata di libri.
    alla prossima

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...