sabato 6 settembre 2014

RECENSIONE di Siamo la promessa di Federico Negri

Buon pomeriggio, bloggers e lettori! Oggi vi recensirò un libro distopico che mi ha colpito molto, e che si allontana molto dai romanzi di questo genere nati sulla falsariga degli "Hunger Games" di Suzanne Collins. Sono così emozionata! Questa è la mia seconda recensione ufficiale, tra l'altro anche di un autore self, quindi lo sono doppiamente! Ad ogni modo, bando alle ciance e cominciamo.


PREMESSA
Circa due-tre mesi fa, avevo cominciato a notare sulla mia home di Facebook la pubblicità di questo romanzo, che già all'epoca mi incuriosiva molto, perciò sono felice di potervene parlare ora. Le premesse sono molto buone, ed essendo un fantasy distopico, io ero già sicura che mi sarebbe piaciuto. Anche per questo libro, è stata dura resistere agli spoiler, ma anche stavolta ce l'ho fatta. Essendo questo il primo libro della trilogia, starò molto attenta a non fare io stessa spoiler a voi (come avevo rischiato di fare per Angelize).

TRAMA (da Goodreads)
Promise è l'unico pianeta colonizzato all'esterno del sistema solare, ma è precipitato in un era pre-industriale e non ha più collegamenti con la madre Terra. Un'astronave terrestre atterra sul pianeta dopo secoli di oblio, carica di enigmi. Le fazioni opposte dei promisiani se ne contendono la tecnologia, mentre Haria, una giovane professoressa universitaria dedita all'abuso di stupefacenti, cerca di scoprirne i misteri e di dominarne le forze devastanti, camminano sulla sottile linea della contesa. Sino a scoprire che un'orribile verità si cela in quel messaggero, giunto dal loro passato.

RECENSIONE
Siamo nel 2528, nel pianeta Promise, all'interno del sistema stellare di Tau Ceti. L'unico pianeta all'esterno del sistema solare colonizzato dall'uomo. I primi uomini che lo colonizzarono, sono chiamati i novemila e prima della Rivolta, avevano permesso al popolo di vivere in serenità e armonia. Ora invece, le cose sono cambiate. Haria è una professoressa universitaria, assistente dello scienziato Phinner ed è molto insicura. Da anni vive in un bugigattolo con la madre resa invalida da una cura per allungare la vita, che funzionava fino a quando il reattore si è spento a causa di mancanza di energia elettrica. Da quel momento in avanti, il loro mondo è regredito completamente fino a giungere ad un'era pre-industriale, in cui, in mancanza di elettricità, computer e sistemi di comunicazione; la popolazione ha dovuto far affidamento al suolo del pianeta per sopravvivere. Su Promise crescono poche piante, anche se milioni di secoli prima si era cercato di rendere quel suolo fertile. Da quando è caduto in quello stato medievale, i cittadini si sono divisi in due fazioni l'una opposta all'altra: i cittadini, come Haria, che vivono nella Città protetti dal Muro e il popolo libero, persone che hanno preferito regredire esse stesse piuttosto che lottare insieme al resto della popolazione per cercare di comunicare con il pianeta Terra e che per questo, sono considerati dei selvaggi dai cittadini. E' vietato oltrepassare il Muro ed è vietato stare alzati oltre il coprifuoco. Come memento del fallimento dei novemila c'è l'Antenna. E dopo la Rivolta, è stata stilata una Nuova Costituzione per i cittadini.In questo contesto difficile, vivono Haria Gillia e sua madre. Haria è decisa, grazie alla sua mente scientifica e alla sua grande dote per la matematica, si aiutare il professor Phinner a ristabilire il contatto con la Terra, quel giorno infatti viene ritrovata un'astronave terrestre che si trova però molto distante dalla città e il comandante dell'esercito, il comandante Gianhosi stabilisce che hanno poco tempo per andare a prelevare quell'oggetto prima che i selvaggi lo usino per altri scopi. Il viaggio che Haria compie con Phinner è duro e difficile, perché lei è molto magra e debole, questo comunque non le impedisce di prendere per tre volte la droga, la psicocola (geniale invenzione, a mio avviso, che mi ricorda molto 1984 di George Orwell), la quale è molto potente, le fa fare del trip incredibili e le fa passare il dolore fisico e la malinconia. Durante questo viaggio conosce i soldati che la scorteranno fino alla navicella, tra cui c'è anche il magnifico e figo soldato Fineri, che si presume che in passato abbia avuto una relazione con il caporale Gallajio - una donna molto tosta, fredda e severa. Qualche ora dopo l'inizio della loro avventura, subiscono un imboscata da parte del popolo libero, che vuole solo spaventarli, ma che viene barbaramente ucciso dai militari. Il popolo libero non è da meno però, e riduce in fin di vita un commilitone di Gianhosi. Man a mano che procedono, il terreno diventa più accidentato e Haria sbatte la faccia sul terreno, facendosi del male - non tanto, fortunatamente, perché riesce a giungere alla navicella indenne. E' chiaro come il sole che Haria è innamorata di Fineri (il cui vero nome è Tom), ma combatte continuamente contro la sua insicurezza prima di fare un passo in avanti nel suo rapporto con lui e il massimo a cui riesce ad arrivare sono delle carezze e due abbracci mentre dormono (dite pure quel che volete, io l'ho invidiata in quel momento!) - e comunque Fineri non è per niente simile al ragazzo con il quale si faceva di droga, Kahlio, che non stava con lei nemmeno durante il trip mentale. Dopo un'altra serie di vicissitudini, alla fine Haria viene a sapere che nella navicella c'era già entrato qualcuno, di sicuro dei selvaggi ci avevano messo le mani e si accorge che ci sono delle persone in uno stato di sonno freddo - ma non può liberarle normalmente, altrimenti esse morirebbero subito a causa dell'aria. I militari catturano il vecchio Sariso e la giovane guerriera Kyra, che l'ha ferita alle costole pochi capitoli prima. Haria scopre così che il tubo che la donna astronauta ha chiesto di prelevare ai selvaggi, è un'arma. Cosa succederà ora? Ma soprattutto, Haria non rivelerà il segreto militare e si farà passare per una traditrice oppure cederà e starà dalla parte dei militari, dimostrando a Sariso di essere una marionetta nelle loro mani?

Questo romanzo è stata una piacevole sorpresa, i personaggi sono caratterizzati molto bene e le descrizioni a mio avviso sono perfette. Mentre lo leggevo, provavo una forte simpatia per Haria, perché in qualche modo lei rappresenta l'umanità che ha la forza di lottare in un territorio ostile, quella stessa umanità con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, tra cui l'evidente insicurezza, e l'ardente desiderio di ristabilire i contatti con un mondo antico che sembra perso per sempre. Ad un primo impatto può sembrare debole perché si droga, ma penso che questo sia solo un aspetto secondario del suo grande carattere, in fondo, quante persone nei paesi poveri si drogano con quello che riescono a contrabbandare dai paesi esteri? Tante. Ci tengo a precisare io ho visto la bontà di Haria in una scena che mi ha lasciato senza fiato: quando lei aiuta il vecchio selvaggio a bere dopo ch'è stato brutalmente picchiato dai militari per fargli dire che cose effettivamente conteneva l'astronave. Io tifo per lei. O forse dovrei dire che tifo per lei e per Fineri. Per me loro sarebbero la coppia perfetta, la coppia ideale, se solo lei avesse il coraggio di dirgli ciò che prova. Haria inoltre è stata la prima a laurearsi su Promise, e questo è un dato molto importante da tenere a mente.

Lo stile è molto fluente, ricco di descrizioni e per questo molto coinvolgente. Sì, mi piacciono i romanzi pieni di descrizioni (dovevate aspettarvelo da una che ama Tolkien!).

A fare da sfondo alle avventure di Haria c'è il paesaggio di Promise, descritto e commentato nel primo paragrafo della recensione. Che dire? Io non vedo l'ora di leggere il secondo libro per sapere cosa succede.

Vi lascio con una citazione tratta da questo libro, un dialogo tra Haria e Fineri:
"Freddo dentro?" chiede Haria.
"Sì, quando qualcuno ti dice la cosa sbagliata, quella che ti muove qualcosa dentro e che poi non torna più a posto."

Giada

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