venerdì 7 agosto 2015

Recensione di Io sono il messaggero di Marcus Zusack

Ed Kennedy è un fallito: agli occhi suoi, della famiglia e delle persone che vivono nel suo stesso degradato quartiere. Innamorato della sua migliore amica, fa il tassista mentendo sulla sua età reale e passa le giornate a giocare a carte con gli amici a giocare a carte o con il suo cane Portinaio, puzzolente e goloso di caffè. La sua esistenza sembra destinata a seguire le orme di quella del padre, morto alcolizzato pochi mesi prima… fino a quando, coinvolto in una rapina in banca, Ed diventa l’eroe del giorno, disarmando il ladro fuggitivo.
Da allora tutto cambia: comincia a ricevere misteriose carte da gioco con dei messaggi in codice. Ed si trova così alle prese con un gioco più grande di lui, al quale deve adeguarsi a malincuore. Inizia però a capire che, come cambia in meglio la vita di coloro ai quali deve recapitare il suo messaggio, allo stesso modo può cercare di cambiare anche la sua.
L’autore racconta con uno stile spesso aspro e tagliente la frustrazione e l’ impotenza di un gruppo di giovani apparentemente incapaci di prendere in mano le redini della propria vita.
Chi si aspetta un libro simile a “Storia di una ladra di libri” può rischiare di essere deluso, soprattutto dal finale.


“Voglio parlarvi un po’ della mia vita. Gioco a carte diverse sere la settimana. È questo che facciamo. Il gioco si chiama Noia, non è particolarmente difficile, e inoltre è l’unico che ci permette di divertirci senza litigare troppo. […]
  1. A diciannove anni Bob Dylan si esibiva già da un pezzo al Greenwich Village a New York.
  2. 2. Alla stessa età Salvator Dalì aveva già sfornato diverse opere di pittura e ribellione.
  3. A diciannove anni, Giovanna d’Arco era la donna più ricercata sulla faccia della terra per aver scatenato una rivoluzione.

E poi c’è Ed Kennedy.”

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