giovedì 19 novembre 2015

Il sangue degli innocenti bagna la terra parigina

Questo non è un post come tutti gli altri, mi sento in dovere di dirvelo, il mio non è un articolo dove mi scervello sui collegamenti con le attuali guerre in tutto il mondo, ma il mio è un semplice sfogo che mi tengo dentro da venerdì 13 e sento il bisogno di esorcizzare il dolore e la tristezza con questo post. Se siete interessati potete condividere e commentare.



13 novembre, ore 23.45 
Avevo appena iniziato la dieta e a causa della mia ciste, non potendo andare in palestra, ho deciso di ripiegare sugli intensi allenamenti di Wii Just Dance. Ad un certo punto mi fermo, prendo il cellulare e scorro la home di Facebook, come di consuetudine, ma c'è qualcosa di diverso stavolta. Tutto il popolo di Facebook dice, a caratteri cubitali "PARIGI E' SOTTO ATTACCO". Il mio cuore si ferma. Cosa sta succedendo? Mille pensieri mi attraversano la mente, ma mai e poi mai avrei detto che si trattasse di un attacco terroristico in più punti della città. Spengo la Wii con il cuore in gola e vado su La7, decisa a guardare l'edizione speciale del telegiornale. Le notizie mi allibiscono. Mi spaventano. Mi rattristano. C'è stato un attacco durante un concerto di una metal band al Bataclan, due terroristi si sono fatti saltare in aria fuori dall'Estade de France, la partita amichevole è stata cancellata. Ripenso a ciò che mi aveva detto prima mio papà: "E' successo qualcosa durante la partita". Non capivo. Continuo a guardare il servizio con le lacrime agli occhi. I terroristi hanno preso in ostaggio 100 vittime e grazie ad un tweet di una ragazza ch'è riuscita ad accedere al piano superiore, sappiamo che li stanno uccidendo uno ad uno, che li stanno freddando. Senza rimorsi. Senza cuore. Il primo pensiero è stato che quegli esseri non hanno né cuore né anima, perché altrimenti non avrebbero fatto una strage del genere. Seguo in diretta il blitz della polizia francese all'interno del Bataclan. I poliziotti uccidono due terroristi, alcuni scappano, si contano i feriti e i superstiti. Domani sarà il giorno più buio della storia europea. Un giorno che nessuno dimenticherà mai. I terroristi rivendicano l'attentato di Parigi, dicendo che il loro gesto, oltre ad essere stata una vendetta nei confronti del presidente Hollande, per essere intervenuto in questioni che non lo riguardavano e che il loro gesto era l'11 settembre della Francia. Hollande comunica al mondo intero che chiuderà le frontiere, che metterà lo stato massimo di allerta in tutta la Francia. Su Facebook i miei amici, preoccupati per i loro amici parigini, li contattano. Io sento una forte agitazione nelle gambe e nel cuore. Vado a letto pensando che... Com'è possibile che nel 2015 succedano ancora queste cose? Perché hanno dovuto uccidere cento e passa innocenti solo per rivendicare il loro dio, perché non dimentichiamolo che i terroristi sono entrati al Bataclan con i khalashnikov spianati gridando "Allah Akbar" (Allah è grande). Non so cosa provo, sento solo un tumulto dentro che non riesco a spiegare a parole, sono triste, agitata, preoccupata. Sì, perché l'ISIS ha detto che i loro prossimi obiettivi sono Washington, Londra e Roma. Mi addormento senza sognare niente. Forse perché il mio desiderio di vivere in un mondo pacifico è sfumato quella notte.

Sabato 14 novembre, ore 10.00
Mi sveglio pronta per portarmi avanti con le materie che studio all'università, guardo il telegiornale e il numero di vittime e superstiti dei sette attacchi terroristici è agghiacciante. Cambio canale, finisco di far colazione e cerco di portarmi avanti. Ma mi sento come se mi fosse passato sopra un carro armato, ho il cuore pesante, non riesco a fare niente, il mio pensiero continua ad andare a quelle innocenti vittime che stavano passando una normale serata tra amici al ristorante, al bar, a un concerto. Penso che una di quelle vittime potrei essere stata io. Chiunque di noi potrebbe essere stato una di loro. Decido di lasciar perdere inglese 3 per un giorno, tanto sono abbastanza avanti e un giorno di riposo non mi rallenterà. La notte precedente avevo scritto sotto a un post di una mia amica che prima di ieri io ero favorevole all'integrazione degli immigrati e ho conosciuto dei rifugiati che erano delle persone buone, ma a questo punto credo che la cosa migliore da fare sarebbe chiudere le frontiere... Ma a che scopo? Ora è inutile farlo. Sono tutti qua. Potrebbe essere chiunque. Potrebbe essere una persona che appare in un modo ma che in realtà è ben altro. Non so se riuscirò a fidarmi di tutti di nuovo, ma non voglio fare di tutta l'erba un fascio. Il problema è che a causa di questi terroristi non sappiamo chi è davvero il "buono" e chi è davvero il "cattivo". Le notizie rimbalzano da un sito all'altro, condivido quelle che mi colpiscono di più. Cambio la mia immagine del profilo con la bandiera francese, conscia nel mio piccolo di esser stata per qualche ora oggetto e numero di una statistica di Facebook, ma è stata la prima cosa che mi sono sentita di fare. Avevo bisogno di qualcosa che mi facesse sentire vicino ai famigliari di quelle vittime. Oggi si scatena una guerra dietro l'altra su Facebook per via della bandiera francese nel profilo di ognuno. Leggo quei flame e resto inorridita dagli insulti che certi utenti danno agli altri, che gli dicono di essere "pecore che seguono la massa" ecc. Comunico nella pagina di Facebook del blog che per quel giorno né nella pagina né nel blog non verrà pubblicato nulla, in segno di lutto. Arriva a casa mia cugina e io ho una crisi isterica, dove me la prendo con lei. Quando sono ormai le cinque di sera, mi rendo conto che la mia sfuriata è stata stupida, ma ho scaricato su di lei la tensione che avevo la sera prima. Non è giusto, lo so, ma ridere e scherzare mi sembrava superfluo e stupido in quel momento. Ripenso a ciò che ho scritto su Facebook alla mattina, che mi sentivo il cuore pesante e che mi sentivo impotente, come avrei potuto proseguire la mia vita sapendo che quello ch'era successo a Parigi poteva succedere anche qui da me? Per fortuna un'altra mia amica mi risponde e m'infonde coraggio. Dobbiamo distrarci, altrimenti questa tragedia ci svuoterà la vita dei nostri interessi e delle nostre passioni. Ma non è ancora un buon momento per leggere, non ancora. Non me la sento. La sera accendo una candela e la guardo fuori, appoggio la mano sul vetro e guardo nella notte. Il mio cuore si sta placando, i tumulti che lo agitavano si stanno placando. Ma resta comunque una forte amarezza, una tristezza che il mio cuore fatica a cancellare o perlomeno, a mettere in un angolino del mio cuore.

Domenica 15 novembre, ore 10.00
Continuano ad arrivare notizie da tutti i telegiornali, aggiornamenti sui terroristi e sul grido di "guerra" di Hollande. Comincio a riflettere sulla storia in generale. Anche i coloni si sono presi le stesse terre per le quali i terroristi si fanno saltare in aria tantissimi secoli fa, una guerra non può essere una soluzione, penso. Se dichiara guerra e fa tornare la leva obbligatoria, i giovani saranno costretti ad andare in guerra, e queste guerre continueranno, è un circolo vizioso, non finirà mai. Ritengo inizialmente stupido che si possa combattere la guerra con l'amore, non perché il concetto di amore mi sia estraneo, ma perché penso che quei terroristi fanatici non sappiano cosa sia e che combattano in nome di un dio che dice loro di farsi saltare in aria e uccidere il maggior numero di infedeli. Certo, noi con il cristianesimo e le Crociate in Terrasanta abbiamo fatto la stessa cosa. Come dice Fabiola, la storia ciclicamente si ripete. Lo sapevo, lo so. La mia amica ha ragione. Queste persone non sono mosse dal loro dio, ma dal dio denaro. Inizio a chiedermi quale dio possa voler una cosa del genere dai suoi adepti, mi chiedo perfino se esista un dio, se esista il Dio dei cristiani o il dio degli islamici. Non so cosa rispondermi. Io credo che le guerre in nome di un dio siano futili, perché viene versato sangue per un'ideologia che altro non è che un'ideologia che inneggia all'odio. Ma non è giusto quello che sto pensando, perché i cristiani, sebbene non si facciano saltare in aria come i terroristi, non sono meglio di loro. Scopro che l'Italia è uno dei maggiori rivenditori di armi nel mondo, che detiene il 45-50%, non mi ricordo l'esatta percentuale. L'ISIS è una creazione americana, su Facebook rimbalza la foto di Bush con il capo dell'ISIS. Non so se crederci o meno, perché su Facebook girano tante bufale. Ma so per certo che l'ISIS è stata creata dagli USA, gli stessi USA che hanno offerto appoggio alla Francia e gli stessi USA che sono gli esportatori mondiali di armi per eccellenza. Un'altra giornata è passata, ma questa giornata ha messo in discussione tutto ciò in cui credevo, tutto ciò che credevo di sapere e ha minato la mia fiducia nel genere umano.

Lunedì 16 novembre, ore 10.00
Vado all'università e parlo con le mie compagne di corso prima di entrare a filologia germanica di quanto è accaduto in Francia. Scopro che la mia università ha fatto un minuto di silenzio per le vittime dell'attentato a mezzogiorno e che tiene le bandiere a mezz'asta, ecco perché quando ho attraversato la passeggiata del Carmine le bandiere erano messe così. Si cerca una ragazza, Valeria Solesin, che era al Bataclan con il suo fidanzato e la sua amica, che si sono salvati. Gli ospedali francesi sono blindati, ma la si cerca dovunque. Seguo le ricerche con apprensione, perché Valeria era una studentessa universitaria in un centro di ricerca demografico francese, stava passando una normale serata a un concerto al Bataclan. Spero che non le sia successo nulla, spero che sia in un ospedale, magari incosciente ma viva. Viva. Qualche giorno dopo verrà ritrovato il suo cadavere perforato da sei colpi di khalashnikov, era stata colpita alle spalle, come fanno solo i vigliacchi. Mi piange il cuore, perché Valeria era una studentessa, una giovane ragazza che aveva tutta la vita davanti e che ha visto la vita venirle portata via da quegli assassini. Un uomo querela il giornale Libero per il titolo di apertura "Bastardi islamici". Da una parte posso capire la rabbia dei giornalisti, ma secondo me non andava fatto. Non dovevano scrivere una cosa del genere. Oltre ad inneggiare all'odio e a fomentare la psicosi da terroristi che sta dilagando, non fa altro che metterci uno contro l'altro. Arriva la sera, e ad un'altra mia amica, Connie, una scrittrice, le viene detto che lei in quanto scrittrice non doveva esporre i suoi pensieri e le sue emozioni riguardo gli avvenimenti di Parigi. Ma che discorsi sono? Uno scrittore è una persona in carne e ossa, ha tutto il diritto di esprimere i suoi pensieri e le sue emozioni se qualcosa lo fa star male o lo colpisce. Il titolo non c'entra nulla. Gli scrittori prima di essere scrittori sono esseri umani. Non ci vedo più dalla rabbia e rispondo per le rime alla ragazza che ha detto così a Connie.

Martedì 17 novembre, ore 21.00
Tornata a casa dall'università, vengo a sapere che Hollande sta mantenendo la sua promessa di attaccare i terroristi e rade al suo Raqqua, uccidendo molti innocenti, persone che non c'entrano nulla. Comunico su Facebook il mio pensiero, e cioè che gli innocenti sono innocenti a prescindere da che paese attaccano o viene attaccato con bombardamenti aerei. Per me gli innocenti che sono stati uccisi a Parigi non sono diversi da quelli uccisi da Hollande a Raqqua, perché alla fine sono sempre quei poveri cristi che non c'entrano niente a venire colpiti e decimati fino all'inverosimile. Mi viene detto che forse se avessi perso qualche mio parente o amico negli attentati di Parigi la penserei diversamente. No, mi rimangio quello che ho scritto provando a mettermi nei panni di quelle persone. No. La guerra come risposta ad una dichiarazione di guerra non è la risposta, la soluzione. Finché si risponderà alla violenza con altra violenza, non finirà mai la guerra. Posso non aver perso nessun familiare o amico negli attentati di Parigi, ma ciò non toglie che per me gli innocenti siano tutti uguali, di qualsiasi guerra si parli, e che alla fine sono sempre loro a venire messi in mezzo nel tentativo di uccidere i terroristi. Il clima che si sente in giro per Padova è di pura tensione, si può tagliare con il coltello. Io stessa mi accorgo di essere più diffidente e di guardarmi bene le spalle prima di ritrovarmi davanti a persone che reputo musulmani o islamici. Non va bene così. Non devo farmi prendere dalla psicosi. Devo rimanere lucida e razionale, anche se per una persona passionale e imprevedibile come me, tutto ciò risulta difficile. In preda a dei sentimenti non ben definiti, scrivo su Facebook che i terroristi non riusciranno mai a farmi odiare un mio simile, un musulmano o chicchessia, perché io ho sempre rispettato gli altri e le loro culture e non intendo fare diversamente. Io non sono tollerante, io rispetto le culture e religioni degli altri. Ma loro hanno ucciso un sacco di innocenti. Lo so, ma con la rabbia e la paura non risolviamo niente. Faremo soltanto il loro gioco. E' questo quello che vogliono, farci dubitare del nostro prossimo e farci la guerra uno con l'altro col fine di approfittarne. Non riuscirete mai a farmi odiare un musulmano o un islamico.

Mercoledì 18 novembre, ore 20.00
Tornata a casa dall'università scopro amaramente che Valeria Solesin è stata trovata uccisa, hanno ritrovato il suo cadavere e che stasera si accenderà una candela in sua memoria. Tutti proseguono con le loro vite, ma l'attentato di Parigi, ma si sente che qualcosa è cambiato. Non si respira più l'atmosfera di prima. E ne sono consapevole.

Mercoledì 19 novembre, ore 10.00
Il quartiere di Saint Denis, a Parigi, viene messo sotto assedio dalla polizia parigina che ha scovato tre-quattro terroristi. Mandano il cane a perlustrare l'accesso, ma la terrorista si fa saltare in aria e uccide il cane. Il cane, voi mi direte, piangi anche lui? Perché proprio un cane? Perché per me il cane è il migliore amico dell'uomo, era un cane addestrato a fare quel tipo di lavoro, ad attaccare; ma magari sognava di giocare a palla o di correre nel prato. Un'altra vittima in questa strage di Parigi che sembra non finire mai.


Scusa per la telecronaca dei giorni, ma ho fatto diverse riflessioni e siccome le ricordo tutte molto bene, avevo bisogno di esporvele. L'attentato di Parigi ha sconvolto le nostre vite, su Facebook veniamo accusati di preoccuparci solo di queste vittime quando in Siria o ad Aleppo questo succede all'ordine del giorno. Non è vero. Sono stata colpita tante volte anche dalla morte di vittime innocenti anche riguardanti altre guerre in Africa, ma non avevo il coraggio di esprimermi, perché è difficile trovare le parole quando succedono queste cose, perché vorresti non accadessero mai e poi perché sembra che sia già stato detto tutto ciò che si voleva o poteva dire. Io non sono solo una blogger, una studentessa universitaria o un'aspirante scrittrice, io sono prima di tutto una persona e non posso restare impassibile quando succedono queste cose, non posso rimanere ferma e continuare la mia vita come se non fosse successo niente quando la stessa cosa poteva succedere anche a me. Se avessi fatto l'Erasmus. Se avessi scelto il francese al posto dello spagnolo. Ci sono tanti "se" e tanti "ma", non lo saprò mai; ma queste tragedie non mi lasciano indifferente. Vi ho detto che il giorno dopo l'attentato mi sono sentita come se un carro armato mi fosse passato sopra, ed è vero. Quel giorno non riuscivo a fare niente, non riuscivo a mantenere la concentrazione, ero agitata, nervosa, triste. Ho cominciato a leggere per distrarmi un po' dalle bruttezze di questo mondo.

Giada

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