giovedì 28 gennaio 2016

Recensione Film - Mangia prega ama

Che poi nonostante tutto, la mia vena romantica esce sempre fuori…
“Mangia prega ama” (titolo originale “Eat Pray Love”) è un film del 2010 diretto da Ryan Murphy (sì, quello di AHS avete capito bene.)
Elizabeth Gilbert (Julia Roberts) è una donna apparentemente felice: un marito, degli amici, una carriera. Eppure la sua vita comincerà ad incrinarsi proprio dopo il suo divorzio di cui si colpevolizzerà e che le farà completamente perdere il senso di se stessa. Decide così di lasciare tutto e ritrovare quella parte di sé perduta: parte per un anno e andrà in Italia, in India ed in Indonesia. Ognuno di questi Paesi, oltre a farle scoprire una varietà immensa di culture e persone, le darà un insegnamento che le permetterà di perdonarsi, di “ritrovarsi” e di trovare… l’amore.
Il cast è molto ricco: gli “uomini della Roberts” sono  Javier Bardem (Felipe), Richard Jenkins (Richard), Billy Crudup (Stephen) e James Franco (David Piccolo) ma nel cast italiano c’è anche il nostro bel Luca Argentero!
Il film è tratto dell’omonimo romanzo “Eat, Pray, Love: one woman’s search for everything across Italy, India and Indonesia” in italiano in “Mangia, Prega, Ama – Una donna alla ricerca della felicità” edito nel 2006. E’ appunto l’autobiografia della scrittrice Elizabeth Gilbert che dopo il divorzio dal marito si sente smarrita; a seguito di varie vicende della sua vita privata decide di compiere questo viaggio di un anno per questi tre Paesi per ritrovare quella pace e tranquillità che sentiva di non avere più. Il viaggio inoltre le sarà pagato con anticipo dal suo editore dato che aveva l’intenzione di scrivere questo libro. Il titolo sta proprio in ciò che apprende in queste tre fasi di viaggio:
·         “Eat-Mangia” in Italia (OVVIO.) : entrando a contatto con la cultura e la gente italiana, scopre il piacere di mangiare, cucinare, fare le cose insieme.
·         “Pray-Prega” in India: dove scopre l’utilità e il bisogno della preghiera e della meditazione.
·         “Love-Ama” in Indonesia: perché qui, troverà l’amore.
Il film mi ha piacevolmente emozionata. Credo che la Gilbert sia la metafora di ognuno di noi che vive un momento di perdizione o di infelicità ma al contrario della maggior parte di noi lo affronta con una delle cose più belle che si possano fare: viaggiare. E non è semplice come si possa pensare, perchè partire con se stessi vuol dire essere costretti a vivere a tu per tu con la propria anima e le proprie emozioni e non è cosa da poco.
Poi indubbiamente splendide sono le ambientazioni: dalle nostre amate Roma a Napoli, alla calda India alla sconfinata Indonesia. Tutte e tre le esperienze sono state a loro modo caratteristiche e speciali ma la lacrimuccia mi è scesa quando lei è andata via dall’Italia: mi ha ricordato una persona che diversi anni fa fece le stesse cose, dal voler apprendere tutto della nostra cultura culinaria e non, al voler imparare a gesticolare come noi italiani (come si fa ad imparare una cosa simile?!). E niente, questa persona è ora una delle più importanti della mia vita (nonché MOLTO italianizzata).
Vabbe… alla prossima! J

"Se sei abbastanza coraggioso da lasciarti dietro tutto ciò che è familiare e confortevole, e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa ai vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esteriore che interiore; se sei veramente intenzionato a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio; se accetti tutti quelli che incontri, strada facendo, come insegnanti; e se sei preparato soprattutto ad accettare alcune realtà di te stesso veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa…"  (Elizabeth Gilbert).

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