martedì 24 maggio 2016

Ray Bradbury, Fahrenheit 451

Buona sera, bloggers e lettori! Dopo tantissimo tempo, finalmente ho letto un altro grande classico della letteratura. Non farò come i miei primi post di lunghissime analisi dei personaggi o altro, ma ve ne parlerò cercando di fare un'analisi generale ed esaustiva.

PREMESSA
Ho conosciuto questo autore credo in seconda/terza superiore e sono andata avanti anni a ripetermi che prima o poi avrei letto questo libro, solo che ogni volta che me lo dicevo, capitava sempre qualcosa o stavo leggendo altro. Bene, sono felice di essermi presa un po' di giorni per questo libro :)

TRAMA (da Wikipedia) NB: PARZIALE
Fahrenheit 451 (edito in Italia anche con il titolo Gli anni della fenice) è un romanzo di fantascienza del 1953, scritto da Ray Bradbury. Nasce come espansione del racconto breve The Fireman, pubblicato originariamente nel numero di febbraio 1951 della rivista Galaxy Science Fiction e, in italiano, sulla rivista Urania in due puntate (nn. 13 e 14, novembre e dicembre 1953) con il titolo Gli anni del rogo. In forma di romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1953 sulla nascente rivista Playboy, sul secondo, terzo e quarto numero. Ambientato in un imprecisato futuro posteriore al 1960, vi si descrive una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume. Il titolo del romanzo si riferisce a quella che Bradbury riteneva essere la temperatura di accensione della carta (e che nel Sistema internazionale corrisponde a circa 506 K, 233 °C), anche se nel testo non vi si fa riferimento: tale cifra compare, infatti, solo sull'elmetto da pompiere del protagonista Montag.Coao In realtà la temperatura d'accensione della carta dipende dal suo spessore: quella di giornale si accende per esempio a 185 °C, quella da lettera a 360 °C.

Nel 1966 il libro è stato trasposto in un omonimo film per la regia di François Truffaut. Nel 2004 al libro è stato assegnato il premio Retro Hugo come miglior romanzo 1954.

RECENSIONE
Guy Montag vive in un mondo distopico in cui i libri sono vietati, si parla a vuoto di cose per niente importanti (del tempo, dell'aspetto fisico) e si incrementa l'uso di televisori enormi a schermo piatto che con le loro immagini a grandezza naturale possono stare sulle pareti di casa, dove la "famiglia" parla senza sosta di cose inutili. La vita di Montag è arrivata a un bivio una sera, dopo aver svolto il suo normale lavoro nella Casera dei Pompieri Incendiarii, quando trova la moglie quasi morta per aver ingerito troppo sonnifero. Questo fatto destabilizza Montag in un modo impressionante, e in qualche modo prepara la via per il suo incontro con Clarisse McClellan, una diciassettenne che è considerata pazza dai più solo perché non accetta le cose così come sono, ma si fa delle domande, si pone dei perché. In una società come la loro, che mira principalmente a riempire di nozioni sterili le teste degli individui, coloro che cercano informazioni sulle cose o cercano di capire perché le cose sono così, sono considerati pazzi e quindi malvisti. La cosa interessante è che tutta la famiglia di Clarisse, ella compresa, ha all'attivo moltissimi arresti per svariati motivi. Ma una notte Montag non resiste più, e dopo aver assistito al martirio di un'anziana donna, ch'è morta per salvare il suo libro, lui si nasconde il libro sotto la maglia e, convinto di non essere visto, se ne va con i Pompieri Incendiarii. La vita di Montag ruota attorno a poche persone: la moglie Mildred "Millie", una donna stupida, sciocca, miglior rappresentazione della società in cui vive, che non ricorda nemmeno quando si è incontrata la prima volta con suo marito e perché si sono sposati. Devo ammettere che mi sono chiesta anch'io per quale ragione lui stesse insieme a una del genere, a una donna omologata al resto della società. Il fatto è che lei è così succube della "conchiglia", una radio minuscola che si mette dentro l'orecchio, che ronza ininterrottamente per tutta la notte e che impedisce a Montag di dormire. L'assuefazione per la tecnologia, la televisione e la radio di Mildred tocca il suo auge quando lei rischia di morire per aver ingerito troppe pillole di ansiolitici, e questo perché l'ora prima s'era dimenticata di averli presi ed è andata avanti a prenderne fino a quando non è quasi morta. In tutta sincerità, considero Mildred un personaggio insopportabile, senza del quale però il romanzo non avrebbe senso, poiché in qualche modo riesce a render bene la vuota omologazione a cui ha portato la società dopo la decisione del governo di rendere illegali i libri e quindi di permettere a chiunque di segnalare se qualcuno aveva dei libri in suo possesso e farlo arrestare e/o uccidere. Fin qui ha senso, chi ha amato The Hunger Games o ancora prima, 1984, sa come i governi in questo tipo di romanzi agiscano in modo sbagliato convinti di fare del bene, e questo è alla base di tutti i romanzi distopici: una società in uno scenario post-apocalittico, i cui cittadini vengono costretti a vivere di menzogne (basti pensare alle informazioni che venivano cambiate ogni ora in 1984) e in cui qualcosa di rompe, in cui un individuo si rende conto che non si può andare avanti a vivere così e che c'è bisogno di un cambiamento radicale, che spinga le persone a vedere oltre ciò che vogliono vedere, che di solito nascondono la testa sotto la sabbia quando vedono qualcosa che non piace loro e che invitano i governi a distruggere con il fuoco le cose che loro considerano illegali o spiacevoli per il bene della società. 

"Questa notte ho pensato a tutto il cherosene di cui mi sono servito da dieci anni a questa parte, e ho pensato ai libri. E per la prima volta mi sono accorto che dietro a ogni libro c'è un uomo. Un uomo che ha dovuto pensarci. Un uomo a cui è occorso molto tempo per scriverli, per buttar giù tante parole sulle carta. Ed è un pensiero che non avevo mai avuto, prima di questa notte."
Scese dal letto.
"A qualcuno è occorsa tutta una vita per mettere sulla carta una parte dei suoi pensieri, per guardarsi intorno, e poi salto fuori io e in due minuti... bum! E' tutto finito."

Il cambiamento di Montag lo travolge come un'onda in piena e lui decide, dopo aver conosciuto Faber (nome molto interessante, tra l'altro), un anziano scienziato che da sempre vive nell'illegalità, di tentare di far cambiare idea alle stupide donnette (Mildred compresa) sui libri, ma non ci riesce. Appare solo come pazzo e finisce per attirare ancora di più l'attenzione su di sé. Comincia ad essere considerato come un sovversivo. E i libri, proprio perché suscitano emozioni nei lettori, nelle persone, devono essere banditi perché le persone devono essere felici nella loro vacuità.

"(...) A noi occorre non essere lasciati in pace! Abbiamo bisogno d'esser veramente tormentati una volta ogni tanto! Da quanto tempo non c'è più nulla che ti tormenti? Che ti tormenti sul serio, per qualcosa che conta realmente?"

Beatty, al pari di Faber, avrà un ruolo centrale nel romanzo. Egli spiegherà la storia a Montag, della ragione per la quale i libri vengono bruciati, in un folle monologo che vuole spingere il protagonista a pendere dalla sua parte, dalla massa, dagli zombie. Sì, perché questo è ciò che sono gli abitanti della Chicago in cui vive Montag, degli zombie assuefatti dalla tecnologia che rifiutano di aprire un libro e che considerano un libro come un qualcosa di terribile, di orribile e disgustoso da cui tenersi alla larga. Emblematica è la frase di Beatty, il capo del Pompieri Incandiarii, che gli dice a Montag dopo aver fatto il suo lunghissimo monologo e che riflette non solo la società, ma il modo in cui l'eccessiva tecnologia li ha ridotti. Non voglio dirvi che sono contro la tecnologia, sarebbe ipocrita da parte mia, visto che vi sto scrivendo proprio grazie ad essa; voglio dirvi solo che serve equilibrio nella vita, è giusto avere cose tecnologiche, ma altrettanto giusto è non farsi fagocitare dalla tecnologia e ridurci a zombie dipendenti da essa, che non possono vivere senza essa. Il governo in cui vivono Beatty, Montag e tutti i protagonisti del libro, non accetta che le persone si facciano delle domande e il tutto è racchiuso nell'emblematica frase di Beatty:
"Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all'infelicità permanente."

Il brano chiave, che io ho più amato di questo libro è un discorso che Faber fa a Montag sull'importanza dei libri e sulla ragione per la quale sono stati bannati dal loro governo, che ha preso la decisione di non limitarsi solo a fare ciò, ma anche di bruciarli completamente. Bruciare è più facile, non lascia tracce. Tutto viene divorato dal fuoco in pochi minuti.

"Numero uno: sapete perché libri come questo sono tanto importanti? Perché hanno sostanza. Che cosa significa 'sostanza'? Per me significa struttura, tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c'è della vita sotto il vetrina, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità per centimetro quadrato avrete su un foglio di carta, e più sarete "letterario". Questa è la mia definizione, ad ogni modo. Scoprire le particolarità. Particolarità nuove! I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con mano sfuggente. I cattivi la sfiorano e l'abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente vuole soltanto facce da luna piena, di cera, senza pori, senza peli, inespressivi. Viviamo in un tempo in cui i fiori tentano di vivere sui fiori, invece di nutrirsi di buona pioggia e di fertile limo nero. Perfino i fuochi artificiali, nonostante tutta la loro eleganza, nascono dalla chimica della terra. Eppure, non so come, riusciamo a credere di poterci evolvere nutrendoci di fiori e di giochi pirotecnici, senza concludere il ciclo di ritorno alla realtà (...)"

Montag scappa dal Segugio, che è stato impostato sui suoi parametri biochimici, ed è programmato per uccidere con un pungiglione inibitore che blocca il circolo del sangue. Ma Montag gli sfugge, fa perdere le sue tracce, dice addio a Faber e alla fine incontra i vagabondi, per la maggior parte ex professori delle Università americane, che dopo la presa di potere del governo hanno perso i loro lavori e ora vivono nei pressi della ferrovia, a sua volta vicina al fiume.  Questo porta Montag ad una consapevolezza sempre più cruda e dura del mondo in cui vive, rappresentata da questa frase:
Il mondo era pieno di bruciature di ogni tipo e grandezza.
Vi consiglio di leggere questo romanzo non solo perché è un grande classico, ma anche e soprattutto perché ci aiuta ad avere maggiore consapevolezza del potere che la lettura di un libro può dare al popolo, del potere insito nei libri. Vi saluto con questa citazione:
" Voglio vedere ogni cosa, ormai e anche se niente di esso sarà di me quando entrerà in me, dopo qualche tempo si raccoglierà tutto insieme dentro di me e sarà me stesso."

xoxo,
Giada

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