domenica 1 marzo 2020

RECENSIONE DI ETERNAL NIGHT DI DEBORA C. TEPES

Buona sera, bloggers e lettori! Se mi avete seguito su Instagram in queste due lunghe settimane, saprete che ho avuto una brutta influenza che mi ha costretta a letto (non il Coronavirus, giuro!), e una ciste sottocutanea si è rotta sabato scorso provocandomi molto dolore e costringendomi a rimandare tutte le mie attività. Sono riuscita a fare la videorecensione del nuovo romanzo di Debora, ma comunque ci tenevo a postarla anche qua, perché il romanzo merita davvero tanto.

PREMESSA
Sono venuta a sapere, poco prima di postare la mia videorecensione (che trovate negli highlights del mio profilo Instagram), che l'autrice è stata insultata e il suo romanzo pure. Solo per essere un dark romance. Partiamo con la premessa che ci sono sempre le avvertenze per questo genere di romanzi, e vi assicuro che ci sono per un motivo ben preciso: per evitare che persone sensibili vengano offese o turbate dal contenuto del libro. Ecco, io ho iniziato a leggere dark romance nel 2014 con Chiara Cilli, e tutti mi avevano avvertito di ciò. Sapevo a cosa andavo incontro. Sono perfettamente consapevole che sono romanzi duri, difficili da leggere, ma bisogna saper scindere la realtà dalla fantasia. Perché vi dico questo? Perché se io amo leggere un dark contemporary o dark romance, o perfino mafia romance, non significa che io voglia venire rapita e seviziata, così come non voglio diventare la consorte di un mafioso. Bisogna approcciarsi alla lettura di questi libri con la consapevolezza di separare la realtà dalla fantasia, altrimenti vi offenderete e ve la prenderete con l'autore. No, non va bene così, proprio per niente. "Eternal Night" è un gioiellino del self-publishing, e merita tutto il successo di questo mondo proprio perché coerente col genere trattato e con le tematiche affrontate.
Voglio dire, se vi aspettate unicorni rosa e amore a tutto spiano questo genere non fa per voi.

SINOSSI (DA GOODREADS)
Nadir
Nadir è solo un ragazzino quando è costretto a fuggire con suo fratello Quadir da una moschea in fiamme nella sua città, in Libano. Lì, tra le pietre divorate dall’esplosione, ha perso non solo i suoi genitori ma anche tutta la vita così come l’ha conosciuta sino a quel momento, e ha siglato un inconsapevole patto di sangue con la violenza, che d’ora in poi sarà il suo destino.
Adesso che è ormai un adulto, la vita di Nadir è scandita da violenza e aggressioni e dalle regole del clan che ha fondato con suo fratello e che gestisce scommesse clandestine, droghe di ogni genere e racket. La violenza è l’unico linguaggio che Nadir conosca, tutto ciò che ha portato con sé dalla sua terra e che l’ha seguito fino in Europa, dove si è rifugiato. Tuttavia, anche per lui esiste qualcosa di sacro e intoccabile: la famiglia, il bene supremo da proteggere. A ogni costo.

Layla
Layla non ama la compagnia della gente. Preferisce rinchiudersi nel suo mondo, cullata dalle note del pianoforte sul quale lascia scorrere le dita. A casa, Layla non ha nessuno che l’aspetti: d’altra parte, suo padre è il capo della squadra omicidi della polizia di Berlino e ha ben altro di cui occuparsi. Tuttavia ogni tanto, trascinata da un’amica, anche lei si concede una nottata diversa dal solito. Ed è così, durante una notte in una discoteca della capitale, che il destino di Layla prende una piega inaspettata. È lì, tra le luci stroboscopiche che l’accecano e la musica techno che l’assorda, che incontra Nadir e si perde nei suoi occhi color dell’ebano. Le loro orbite collidono e, da quel momento in poi, niente sarà più lo stesso. Lei cade nella trappola dell’oscuro sconosciuto arrivato dal Medio Oriente e lui crede di avere il potere in mano. Non l’ha scelta per caso: sa perfettamente chi sia e, soprattutto, quale ruolo ricopra suo padre. Rapirla e consegnarla a suo fratello Quadir è il suo unico scopo. Ma ciò che Nadir ancora non sa è che sarà lui stesso a cadere in una trappola dalla quale sarà impossibile fuggire: quella della passione.

In bilico tra la vita e la morte, costantemente sospesi tra la verità e la menzogna, il giusto e lo sbagliato, Nadir e Layla si lasciano travolgere in una spirale di attrazione incontrollabile. Ma può l’amore sopravvivere al richiamo irresistibile del sangue? Possono due anime perdute ritrovarsi al di là del bene e del male?

DARK ROMANCE AUTOCONCLUSIVO
*ATTENZIONE*: Questo romanzo contiene scene di violenza, linguaggio forte, rapporti sessuali di dubbio consenso.
È consigliato ad un pubblico adulto e consapevole.

RECENSIONE
La storia di Nadir comincia quando, da piccolo, viene costretto a vedere la madre subire violenze di ogni tipo da suo padre e dagli amici di suo padre. Un trauma profondo, che lo condizionerà per tutta la vita, portandolo a diventare il bellissimo mostro ch'è ora. Layla non è la solita Damsel in Distress, non è una ragazza fragile che ha bisogno di essere salvata, eppure c'è molto al di sotto della superficie che il lettore, inizialmente, non sa. Perché c'è una cosa che accomuna entrambi, ed è il dolore per la perdita di una persona cara, che li renderà ciò che sono ora. La perdita, di entrambi, della madre. 
Un dolore sordo e profondo, che renderà Layla morta dentro, incapace di proseguire nella vita di tutti i giorni perché la sua mente e il suo corpo sono ancora al terribile giorno in cui ha perso la sua mamma. Così come la mente di Nadir sarà ancora al maledetto giorno in cui sua madre si è fatta saltare in aria in una moschea. 

Un conto in sospeso con il capo della polizia di Berlino, Kuscha, porterà le loro vite ad entrare inevitabilmente in collisione. E a distruggersi a vicenda. A ridursi a brandelli l'uno con l'altro. Una lotta impari, poiché è chiaro che Nadir è molto più forte della piccola Layla. Ma Layla ha il coraggio di un leone, e non accetta il suo destino a braccia conserte. Lotta, lotta con tutta sé stessa anche se ciò la porterà alla morte. La morte, una nuvola nera che aleggia sopra le teste sia di Nadir che di Layla. La morte, pronta a calare su di loro al primo passo falso. Non solo di Layla. Ma anche di Nadir. Perché gli Hassan stanno conquistando potere nelle zone di Berlino, e voglio consolidarlo, al fine di poter fare della città ciò che vogliono.

Il marcio ha sempre infettato le nostre anime, l'oscurità ha sempre avvolto le nostre vite, siamo nati con il male nel sangue.
(Nadir Hassan)

Due personaggi tormentati da un orribile passato scritto nel sangue. Due personaggi sfaccettati che vi legheranno alle loro vite difficili e tristi per tutta la durata del libro. Sì, perché nel bel mezzo della violenza di ogni tipo che Nadir sottopone a Layla e nel bel mezzo della lotta di potere degli Hassan, una cosa ho visto in loro, e mi ha colpita moltissimo: sono due personaggi soli, che cercando di sentirsi vivi in modi non convenzionali. Sentirsi vivi, quando hai perso tutto. Sentirsi vivi, quando il tuo mondo è finito quella notte o quel giorno maledetto. Sentirsi vivi, anche se niente sembra bastare a questo fine, perché il dolore è troppo forte.

I flashback, presenti nel testo sotto forma di corsivo, ci permettono di vedere com'era la vita di Nadir e Layla prima del rapimento. Com'era la loro vita quando l'apparenza di perfezione (o di imperfezione) in cui vivevano li rendesse due gusci vuoti. I flashback, per loro, sono generalmente molto dolorosi e colmi di sofferenza. Sono qualcosa che preferirebbero non ricordare, forse perché ricorda loro una vita passata che non gli appartiene più.

E' questo il mio problema: non sento niente. 
Dicono che il dolore sia la peggiore delle sensazioni, ma non per me.
Non esiste niente di peggio della morte interiore.
(Layla Kutscha)
Dovete essere pronti a leggere un libro molto forte. Dovete avere lo stomaco molto forte, specialmente quando arriverete al 37%, se ci penso ancora mi vengono i brividi. Non vi dirò cosa accade, dato che non voglio farvi spoiler, ma è qualcosa di scioccante. E' tremendo. Poche volte ho letto qualcosa di così scioccante da restarmi impresso a fuoco nella memoria dopo più di due settimane, e per me questo è un grandissimo punto a favore dell'autore. Significa che hai fatto centro. Significa che hai colpito il lettore nel profondo, e sono felicissima che Debora ci sia riuscita di nuovo.

Questo conferma la sua bravura come autrice, nel rendere personaggi tridimensionali e realistici, Nadir coerente nella sua follia sanguinaria e bellezza quasi luciferina e Layla, la fragile combattente dall'anima spenta. Questo, a mio avviso, rende un autore, un autore da cinque stelle: la sua capacità di scavare nell'animo umano e mostrarne tutte le sfaccettature, tutte le sue debolezze e i suoi punti di forza. La sua capacità di trasmetterti emozioni che rimangono sotto pelle anche quando hai chiuso il Kindle, perché quei personaggi rimarranno con te anche dopo averlo chiuso.

Vi saluto con una citazione tratta da questo favoloso romanzo che vi straconsiglio con tutto il cuore:
"Mi sono illusa di poter eliminare un ricordo, ma i ricordi, specialmente quelli terribili, ti marchiano a vita. Puoi spaccarti la testa contro il muro, eppure quelle scene riappariranno sempre, più spietate che mai."
(Layla Kutscha)

xoxo,
Giada

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