sabato 26 giugno 2021

RECENSIONE DI QUESTO CANTO SELVAGGIO (I MOSTRI DI VERITY #1) DI VICTORIA SCHWAB

Buon giorno, Fantastics! Prima che la calura del primo pomeriggio la faccia da padrone, e anche prima che io mi metta a fare il resto dei miei impegni quotidiani (molto presto tornerò anche al mio romanzo, btw), ci tenevo tanto a recensire Questo canto selvaggio della Schwab. Anche perché, se dopo mi guardo The Umbrella Academy, temo che perderò la verve che ho adesso, quindi è meglio approfittarne.

PREMESSA
Da ormai un anno seguo una blogger che ammiro molto, si chiama Blood of Booktube, e mi hanno incuriosito molto le sue storie su Addie LaRue (non preoccupatevi, anche Addie arriverà in questo porto, dato che muoio dalla curiosità di leggerla) e sulla Schwab in generale. Non avevo molte aspettative, anche se sono stata 'chiamata' dalla cover di questo romanzo perché, su, è bellissima. L'accoppiata nero/bianco e rosso è favolosa. Io la adoro! Comunque sì, ho dato a Questo canto selvaggio cinque stelline, ma ne avrei volute dare molte di più, perché l'ho adorato per i temi trattati e per il concetto di 'mostro' in generale. 
A voi è piaciuto? Non vi è piaciuto? Raccontatemi nei commenti! 

TRAMA (DA GOODREADS) 
Per anni Verity City è stata teatro di crimini e attentati, finché ogni episodio di violenza ha cominciato a generare mostri, creature d'ombra appartenenti a tre stirpi: i Corsai e i Malchai, avidi di carne e sangue umani, e i Sunai, più potenti, che come implacabili angeli vendicatori con il loro canto seducente catturano e divorano l'anima di chi si sia macchiato di gravi crimini. Ora la città è attraversata da un muro che separa due mondi inconciliabili e difende una fragile tregua: al Nord lo spietato Callum Harker offre ai ricchi protezione in cambio di denaro, mentre al Sud Henry Flynn, che ha perso la famiglia nella guerra civile, si è messo a capo di un corpo di volontari pronti a dare la vita pur di difendere i concittadini e ha accolto come figli tre Sunai. In caso di guerra la leva più efficace per trattare con Harker sarebbe la figlia. Così August, il più giovane Sunai, si iscrive in incognito alla stessa accademia di Kate per tenerla sotto controllo. Ma lei, irrequieta, implacabile e decisa a tutto pur di dimostrare al padre di essere sua degna erede, non è un'ingenua...

RECENSIONE
Sono ancora piuttosto gasata per il finale di questo bellissimo romanzo, perciò non preoccupatevi se ogni tanto passo da un argomento all'altro ad cazzum, ma raga... non posso farcela! Questo canto selvaggio è veramente un romanzo complesso, pieno di intensità e dolore. E' un romanzo che ti scava dentro, mettendoti faccia a faccia coi tuoi demoni interiori - coi tuoi mostri interiori. Non è un fantasy. E' un trattato di psicologia sotto forma di fantasy YA distopico. 

Katherine 'Kate' Harker è una ragazza di diciassette anni che vuole tornare a casa. Anche se definire casa un mondo diviso in due, da due comandanti, non è proprio la definizione appropriata. Il mondo di Kate Harker gira attorno a suo padre, Callum Harker, capo della regione nord di Verity, in lotta perpetua contro Henry Flynn, che guida e controlla la regione sud. Kate, fin dall'inizio, ci appare come una ragazza smarrita. Sì, mi ha dato quest'impressione. E' una ragazza smarrita che vuole far colpo su un padre che non la considera abbastanza. Non la considera abbastanza per essere una Harker. Non la considera abbastanza per sopravvivere a North City. Non la considera e basta. Tutto l'opposto di Callum è, invece, Henry Flynn. Flynn, il capo della milizia di South City, che insieme ai suoi figli si occupa di ripulire il mondo da persone che hanno portato il male nel mondo. Tuttavia, anche se umano, Flynn sa comunicare coi 'mostri'. E qui veniamo ad August. August, che Kate conosce alla Colton (una scuola privata all'interno della zona verde della città, città divisa in aree dal più grande pericolo al più piccolo, ovvero dalla zona rossa alla zona verde), sembra un ragazzo. In realtà, è ben altro. E' un Sunai. Ma desidera ardentemente essere umano. Desidera ardentemente sentirsi umano.

Il mondo distopico in cui veniamo catapultati presenta tre creature mostruose, tutte nate dalla violenza, dall'aggressività e dall'odio reciproco. Ci sono i Malchai, forse la peggior specie, che viene descritta come una razza dalla voce tanto dolce quanto viscida e che si diverte a uccidere a caso. Ci sono i Corsai, una specie di vampiri che si nutrono di carne umana. Infine ci sono i Sunai, che sono un mistero per chiunque a Verity City. Quando i Sunai cedono all'oscurità, qualcosa di molto brutto accade. Qualcosa che cambia per sempre gli equilibri del mondo. Questo dettaglio, in particolare, mi ha ricordato una frase di Nietzsche:

“Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te”
In fondo, è in parte ciò che accade a gran parte degli adulti di Verity City (per non farvi spoiler). Alla fine, i veri mostri non sono i mostri veri e propri, ma gli umani. Questo assunto mi ha sempre colpito molto, ma credo che sia il romanzo più adatto a cui applicarlo.

Quando un Sunai cede all'oscurità, è come se guardasse dentro l'abisso. E' come se si ritrovasse faccia a faccia con le cose da cui voleva scappare. Come se si trovasse faccia a faccia con la parte di sé, il suo Io più oscuro, e dovesse affrontarlo una volta per tutte.

E' scritto in terza persona esterna, non focalizzata. Quindi spesso leggiamo inizi di capitoli con il nome del personaggio coinvolto, oppure all'interno dello stesso capitolo sono presenti i due POV: quello di Kate, e quello di August. Una cosa che ho apprezzato davvero molto è stato l'inizio dei capitoli, con le lineette barrate stile carcercato... non so perché, ma mi ha ricordato quello. Come nei film, quando i prigionieri segnano quanti giorni sono fermi lì e quanti mancano alla loro libertà.

Vi saluto con una citazione tratta da questo bellissimo romanzo, di cui leggerò il seguito che non ho trovato in altra edizione, se non quella con la cover blu di Our Dark Duet
"(...) La maggior parte delle persone vuole scappare. Dalla propria testa. Dalla propria vita. Una storia è il modo più semplice per farlo."
(Katherine Harker)

xoxo,
Giada

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