venerdì 9 dicembre 2022

RECENSIONE DI GABBIA DEL RE (REGINA ROSSA #3) DI VICTORIA AVEYARD

Buon pomeriggio (o buona sera?), fantastics! Ieri sera ho terminato, finalmente, Gabbia del Re di Victoria Aveyard - dando inizio, per così dire, alla mia nuova fissa e cioè quella di terminare le saghe lasciate in sospeso. Beh, quellle che voglio finire perché m'interessano davvero. Non per fare numero nella Goodreads Reading Challenge del 2022. Di sicuro, nel 2023, non proseguirò la lettura di The Kissing Booth perché ho odiato il primo libro di quella quadrilogia, anche se ci ho provato in tutti i modi a farmelo piacere. All'inizio era facile, poi meh. Beh, in questo caso ho fatto bene a mollare. Ma per quanto riguarda la saga di Regina Rossa, ho già prenotato nella Rete Bibliotecaria il romanzo finale. Ho molte alte aspettative - e non dovrei averne, perché ogni volta che ce le ho vengo delusa, ma questo romanzo ha alzato l'asticella (per i miei standard, naturalmente).

PREMESSA
Se siete qui nel blog da tanto, saprete che la saga di Regina Rossa non mi ha fatto impazzire. Anzi. Penso sia stata una delle poche saghe rovinate dalla protagonista stessa, arrogante e irritante come poche prima d'ora. Sono stata criticata per aver deciso di continuarne la lettura, sebbene io sia solita a dare più possibilità a un autore - specie se il suo potenziale nei suoi romanzi era presente. Ho avuto il piacere di constatare ch'era così. Mi hanno chiesto se ero una specie di sadica nel continuare a leggere ciò che già sapevo non mi sarebbe piaciuto. Ma, come per After, non necessariamente solo perché un libro di una saga non ti è piaciuto significa che non ti piaceranno tutti. Perché a me, questo romanzo, è piaciuto. A sufficienza. Niente di eclatante, ma mi è piaciuto. Tre stelline piene.

TRAMA (DA AMAZON.IT)
Privata del suo potere e perseguitata dai tremendi errori commessi, Mare Barrow si ritrova prigioniera di Maven Calore, di cui un tempo era innamorata e che altro non ha fatto se non mentirle e tradirla. Diventato re, il ragazzo non desiste dal tramare per mantenere il controllo sul suo regno e sulla sua prigioniera. Nel frattempo, l'improvvisato esercito di novisangue e rossi di Mare continua a organizzarsi, a esercitarsi e a espandersi, mentre Cal, il principe esiliato che reclama il cuore della ragazza, è pronto a tutto pur di riaverla con sé.

RECENSIONE
Dividi et impera

Possiamo cominciare così. Questo terzo romanzo della saga di Regina Rossa si basa su questo mantra latino. Dividi e conquista. Sono felice di non aver mollato questa saga al secondo romanzo, e sono molto felice di averne proseguito la lettura - nonostante esso presenti dei grossi errori grammaticali e uno di sintassi che ho dovuto rileggere quattro volte, per assicurarmi d'aver capito davvero quel che avevo capito - perché alla fine si è rivelato un buon libro. Ricordo il primo e il secondo come delle grandissime delusioni, perché contavo molto sul fatto che questa saga mi piacesse fin dall'inizio. Beh, per me la Aveyard si è riscattata alla grande in questo terzo romanzo.

Sono reduce dalla lettura de La Corte di Ali e Rovina di Sarah J. Maas, quindi tante volte mi sono dovuta ricordare di non fare paragoni. Di non paragonare il sistema di poteri dei novisangue a quello di Fae, dato che entrambe le saghe sono ambientate in due mondi completamente diversi. E' stata dura, ma ce l'ho fatta. E zia Maas resta comunque una delle mie scrittrici preferite, specie dopo il gran finale. 

Il romanzo prosegue dov'era terminato l'altro, ovvero con la cattura di Mare Barrow da parte di Maven Calore. Il ragazzo sexy e brooding di cui era innamorato, la cui mente è stata fatta a pezzi dalla madre psicopatica, Elara Merandus. Veniamo catapultati subito nel pieno dell'azione, in medias res, con Maven che rinchiude Mare nella prigione di Pietra Silente (una tipologia di pietra capace di annullare completamente il potere della persona imprigionata), dove lei ha degli eccessi d'ira dove distrugge tutto ciò che capita. Ah, the old Mare. Al fianco di Maven c'è la sua promessa sposa, Evangeline Samos. Evangeline, in questo romanzo, è diventata la mia preferita. Totale. Proprio come Cameron - e di lei ho il ricordo distinto che mi piacesse da morire anche anni fa, quando lessi i primi due. Mare tenta la fuga un paio di volte, prima di rendersi conto che non deve agire in modo impulsivo e stupido come ha fatto finora - dato che la cosa l'è costata la vita di suo fratello Shade. Questo mutamento, questa maturazione, l'ho adorata. E' stato bello vedere Mare crescere, finalmente. Agire non solo egoisticamente e per i propri fini, ma per un bene superiore. Peccato che in questa saga, di persone oneste, ce ne sono poche. Una di questa è Julian Jacos, lo zio di Cal e Maven.

In una serie di POV alternati (Cameron che vuole salvare il suo fratellino dalla prigionia di Maven, Evangeline che cerca di vivere alla luce del sole la sua omosessualità e Mare che cerca, per una volta, di fare la cosa giusta per tutti), che non mi hanno dato il POV che tanto desideravo: quello di Cal, scopriamo così: Maven è una creatura fredda che è ossessionata da Mare, non gl'importa che Mare non lo ami. Lui è l'ex geloso che dice che se non ti può avere lui non ti può avere nessuno. Perché quand'era ragazzino Elara gli aveva tolto l'unico amico che avesse (e che segretamente amava, secondo me) costringendolo a ucciderlo. Maven decide così di manipolare, proprio come un vero dittatore, le masse. E fa passare la Guardia Scarlatta come un nemico ai suoi fini buoni. Ma non è così. Proprio come Cameron desidera salvare il suo fratellino, a tutti i costi, anche se questo significa andare contro gli ordini di Farley. Farley, che gioia è stato leggere di lei! Mare nell'ultimo romanzo era talmente stupida da non riuscire a capire che Farley aveva fatto sesso con Shade. In questo, Mare è decisamente più sveglia e, alla fine, perde la verginità con Cal.

Ma gli intrighi politici richiamano tutti dalla bolla di serenità e amore che vivono a Pié di Monte, una Repubblica Libera che sta combattendo una guerra civile contro Maven. La guerra civile, infatti, impazza nel Paese, portando a una carneficina sia di argentei (il potere superiore, gli dèi) e i rossi (o, meglio, novisangue che sono rossi con poteri) nella grande battaglia per il controllo di un Forte (ora non ricordo il nome, sorry). Sono successe un fottio di cose in quest'ultima parte del romanzo lol

Cal, meglio conosciuto come Tiberias Settimo, è il legittimo erede al trono di Norda. Ma lui non vuole il suo trono. In realtà, non credo nemmeno sappia quello che vuole. L'ho trovato una banderuola al vento, molto più facilmente manipolabile di Maven. La discesa nella pazzia di Maven è palese, ma almeno è coerente. Cal non lo trovo più così coerente. A dirla tutta, a me è davvero sembrato una banderuola mossa dal vento. Incapace di prendere una decisione propria. Comandato e guidato da altri. Credo proprio che, in questo, Maven ci avesse visto giusto. "Cal è un bravo soldato. E' bravo a eseguire gli ordini, ma è incapace di fare scelte proprie". Beh Maven, my dear villain, ci hai preso in pieno.

Adesso veniamo alla motivazione per le tre stelline. Beh insomma, sono una stelline in più rispetto a quanto ho dato qualche anno fa. Ed è comunque la sufficienza. In un certo senso mi sento *relieved* che almeno a questo io sia riuscita a dare tre stelline. E' un gran bel progresso! Ho trovato degli errori riguardanti le/gli. Palesi errori di traduzione, e questa frase che dovete contestualizzare con le pagine precedenti:

"Se non fosse per mio padre e la nostra posizione precaria, credo che mia madre non penserebbe due volte a fare ingoiare alla rossa il suo serpente color smeraldo."

Beh, detta così sembra che sia la rossa a doversi pappare il serpente della Viper. In realtà la frase doveva essere intesa con "(...) non penserebbe due volte a far ingoiare al suo serpente la rossa". Ecco, diciamo che messa così avrebbe decisamente molto più senso. 

Per il resto, posso solo dirvi che mi è piaciuto molto. E presenta un salto di qualità non indifferente rispetto a quello precedente, con Mare che finalmente matura. 

Vi lascio con una citazione tratta da questo romanzo, e vi esorto a continuare la saga se i primi due non vi sono piaciuti molto (com'è successo a me):
"Non sempre il tempo guarisce le ferite, ogni tanto capita che le renda più profonde."
(Mare Barrow)

xoxo,
Giada 

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