venerdì 31 luglio 2015

Recensione de "L'ultima lettera" di Sarah Blake


L’ultima lettera – Sarah Blake

Dopo alcune recensioni un po’ datate, propongo una lettura più recente: L’ultima lettera di Sarah Blake.
Il romanzo è ambientato durante la seconda guerra mondiale, nel periodo che precedette l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto e racconta la storia di tre donne, distanti e diverse tra loro, che alla fine si incontreranno proprio grazie a quell'ultima lettera a cui fa riferimento il titolo.
La storia viene raccontata dai tre punti di vista differenti. Uno è quello di Frankie, giovane speaker radiofonica che decide di seguire il conflitto prima da Londra e poi viaggiando in treno per tutta l’Europa, per documentare la persecuzione degli Ebrei messa in atto dal regime Nazista. Il secondo è quello di Emma, giovane moglie del medico di un piccolo paese della provincia americana, recatosi volontario a Londra, per sfuggire al senso di colpa per la morte di una sua paziente, dove durante un bombardamento si imbatterà proprio in Frankie.
L’ultima protagonista è Iris, direttrice dell’ufficio postale di Franklin, il paese in cui Emma abita e dove si reca quotidianamente in attesa delle lettere del marito.
Queste tre donne, diverse per carattere e personalità, racconteranno attraverso il loro modo di vedere quanto sta accadendo in Europa, in particolare la Battaglia d’Inghilterra con i tremendi e interminabili bombardamenti, l’Olocausto e le diverse posizioni dell’opinione pubblica americana riguardo alla possibilità di entrare in guerra contro la Germania.
Tra i protagonisti maschili, oltre al medico Will, merita una citazione Harry, il meccanico di cui si innamora la matura Iris: convinto sostenitore di una possibile invasione tedesca, passa il tempo libero a scrutare il mare in attesa di avvistare i temuti U-boot tedeschi.
Il libro è ben scritto, la trama è scorrevole nonostante ci siano continui cambi di punti di vista nella narrazione; l’autrice è in grado, nelle sue pagine, di far tornare il lettore indietro nel tempo, lo catapulta nella Londra dei bombardamenti e nei treni dei profughi ebrei che fuggono dai territori occupati in cerca di salvezza, magari imbarcandosi proprio per l’America. Il libro descrive bene anche la capacità delle persone, nonostante tutto quello che accade, di andare avanti, di ignorare o superare l’orrore e il dolore, a volte arrivando all'assuefazione, proseguendo la propria vita di ogni giorno.

Irene Milani

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