sabato, novembre 26, 2022

RECENSIONE DI THE KISSING BOOTH DI BETH REEKLES

Buon pomeriggio, fantastics! Ieri sera ho, finalmente, finito The Kissing Booth. E finalmente sul serio, perché non solo non vedevo l'ora di leggere ACOWAR di Sarah J. Maas, ma anche perché le ultime pagine sono state una vera e propria sofferenza. Un logorio. Sapete che, in genere, io cerco di finire di guardare qualsiasi cosa entro le 23 di sera per andare a leggere, no? Ecco, con questo romanzo mi capitava il totale opposto: cercavo di distrarmi il più possibile, perché la sola idea di riprenderlo in mano mi faceva venire il voltastomaco. 

PREMESSA
Quando in biblioteca ho preso The Kissing Booth, ero alla ricerca di un romanzo leggero da affiancare a The Haunting of Hill House di Shirley Jackson. Inoltre, se avete seguito le mie storie del 2020, sapete che non mi è piaciuto affatto il film, a causa della sua protagonista. Ma mi sono detta, ma sì. Riproviamoci. Diamo una possibilità al libro. Non può essere peggio del film, no? Oh boy, quanto mi sbagliavo! Quanto mi sbagliavo! 

TRAMA (DA AMAZON.IT)
*** Un’imperdibile storia d’amore nata dal web: un fenomeno di Wattpad, un libro che ha affascinato oltre 19 milioni di lettori nel mondo e ora un grande film su Netflix. ***

Rochelle ha diciassette anni, è bella, popolare, brillante. È circondata di amici, ma non è mai stata baciata. Non ha mai avuto un fidanzato, solo cotte per tipi sbagliati, bad boy di cui le era impossibile innamorarsi davvero. E Noah non fa eccezione. Anche lui è inaffidabile, tenebroso, irritante. E con le ragazze vuole solo divertirsi. Rochelle non ha alcuna intenzione di cedere al suo irresistibile fascino. Perché di una cosa è certa, Noah non è quello giusto. Glielo ripete di continuo anche Lee, il suo migliore amico, l’unica persona a cui Rochelle non potrebbe mai rinunciare. Ma il fatto che Lee sia il fratello di Noah complica ogni cosa. Soprattutto quando Lee scopre un segreto, un segreto inconfessabile che non può, o forse non vuole, condividere con Rochelle. Dalla penna di un’autrice giovanissima, il nuovo fenomeno letterario nato da Wattpad, vincitore del premio Watty. Un esordio sorprendente, una storia d’amore che si divora compulsivamente, come un film.

RECENSIONE
Poche sono le storie uscite da Wattpad che mi sono piaciute davvero. Ma davvero davvero. Solo dopo ho letto che pure questa era uscita da lì, e questo ha spiegato moltissime cose. Io cerco sempre di essere aperta mentalmente, di lasciar da parte i pregiudizi che il film mi aveva lasciato, ma raga... Qua è stato impossibile. Ci ho provato, ma a niente è servita la mia buona volontà.

Ma andiamo con ordine. The Kissing Booth ha come protagonista la bella e popolare Rochelle Evans, una ragazzina di sedici anni ingenua, sciocca e decisamente molto frivola - questo, all'inizio, glielo potevo concedere. A quell'età è più che normale esserlo - che non ha mai avuto un appuntamento in vita sua perché Noah Flynn, il fratello maggiore del suo migliore amico Lee, le ha sempre impedito di uscire. Le ha sempre impedito di avere appuntamenti. Tralasciando quanto sia fastidioso ciò, Elle non protesta più di tanto, perché è figo che Noah sia iperprotettivo nei tuoi confronti, è molto figo. L'unico scopo della vita di Elle è quello di ricevere il primo bacio. Per tutte le 370 pagine, questo è il suo unico pensiero. Oltre a come vestirsi, come truccarsi e bla bla bla.

Nella scuola privata dove va, non si sa come visto che dapprima sembra che abbia problemi economici (dato che non riesce nemmeno a comprarsi una macchina), ma esce ogni giorno a far shopping e a mangiare. Lee è il suo migliore amico, e come dicevo, il fratello minore di Noah. Lee non è descritto chissà quanto, se non che è l'appendice di Elle e viceversa. L'uno non può esistere senza l'altro. Questo sarebbe anche stata una cosa carina da fare: descrivere l'amicizia tra ragazzo e ragazza... Ma quando Elle ha fatto notare che tutte le ex di Lee erano infastidite da lei, alla fine di capisce per quale motivo. 
Il motivo qual è? Elle è molto fastidioso e irritante come personaggio, personalmente è nella mia top 10 dei personaggi peggiori di cui io abbia mai letto. Alla fine, la stessa cosa che mi ha dato fastidio nel film, me l'ha data anche nel libro. Elle ride per qualsiasi cosa. Qualsiasi. In 370 pagine vi giuro, Elle ride per 370 pagine. E' triste? Ride. E' agitata? Ride. Parla di argomenti seri? Ride. Ride. Ride sempre. E per qualsiasi stronzata possibile e immaginabile. 

I personaggi non sono affatto ben delineati. Non sappiamo per quale motivo Elle sia popolare, se non perché flirta scherzando con chiunque, e questo triggera Noah. Viene definito come un 'violento patologico', quando nel libro fa due risse in croce. Non è violento come sembra, al limite è un maniaco del controllo, quello sì. E' un Hardin Scott che non ce l'ha fatta. Lee ed Elle vivono una relazione affettiva dipendente, su tutto e per tutto. Tuttavia, la cosa che mi ha più infastidito è  stata un'altra: dopo che Elle e Noah vengono scoperti da Lee, salta fuori un drama del tutto inutile e non necessario. Elle allontana Noah da sé, come se qualcuno l'avesse costretta a mentire al suo bff (cosa che non è vera, perché spoiler: ELLE E NOAH HANNO DECISO INSIEME DI NON DIRGLI NULLA), come se qualcuno l'avesse costretta a fare sesso con Noah (cosa che, tra l'altro, avviene super rapidamente e poi viene dimenticata).

Nel complesso ho trovato il romanzo molto affrettato, specialmente in più punti, e il brodo veniva allungato senza motivo (se avessimo tolto il drama non necessario tra Noah ed Elle, dove lui 'fa soffrire' Elle, come se lei non avesse avuto un ruolo nella loro storia segreta), la storia sarebbe durata 180 pagine. 180 al massimo. Non 370. La scritta è decisamente acerba, a tratti infantile.

E riporto qui quello che ho scritto su Goodreads: più volte ho avuto la sensazione che fosse una fanfiction di After. Una fanfiction con un Hardin Scott più sottotono. 

Quindi, un After che non ce l'ha fatta.

Vi saluto senza nessuna citazione tratta da questo romanzo, ma se vorrete parlarne civilmente sarò tutta orecchi.

xoxo,
Giada

domenica, novembre 20, 2022

RECENSIONE DI PIRANESI DI SUSANNA CLARKE

Buona sera, fantastics! Sono appena riemersa dopo un pomeriggio praticamente passato a leggere, dato che il ciclo mi ha letteralmente steso. Sono ancora un po' scombussolata, ma penso sia del tutto normale. Stasera voglio parlarvi di un romanzo che ho centellinato per non leggerlo tutto in una volta, ovvero Piranesi di Susanna Clarke. 

PREMESSA
Come ho già detto, era da tanto tempo che volevo recuperare questo romanzo. Non ricordavo molto del tema principale di quest'ultimo. L'unica cosa che ricordavo riguardava una casa dai muri che parlano e tante statue. Di fatto, non ho sbagliato più di tanto lol Piranesi, però, è molto più di un romanzo fantastico, surrealista, lirico ed evocativo. L'ho trovato, in un certo senso, una metafora della vita umana. 

TRAMA (DA FAZIEDITORE.IT)
Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.

Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.

Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.

Susanna Clarke, autrice fantasy fra le più acclamate, torna in maniera trionfale con un nuovo, inebriante romanzo ambientato in un mondo da sogno intriso di bellezza e poesia.

RECENSIONE
Ho tanto da dire su questo magnifico romanzo, così tanto che non so da dove cominciare! Piranesi non è un romanzo fantasy, non è nemmeno mystery. La ricerca google lo colloca nel Realismo Magico, nella narrativa fantastica e di mistero. Questa, credo, sia la definizione più azzeccata. Sono familiare al Realismo Magico, è uno dei generi della Letteratura Sudamericana che amo di più al mondo. Isabel Allende è, di fatto, una delle mie scrittrici preferite sin dai tempi delle superiori.

E, com'è solito del Realismo Magico, realtà e magia si mescolano in un connubio magistrale che attanaglia il lettore, trascinandolo nelle sue pagine. Almeno, per me è stato così. Credo di aver dato quattro stelline per il modo in cui mi ha lasciato stranita il finale. Devo ancora elaborarlo del tutto. Perché stranita è il termine che più si addice a come mi ha fatta sentire. Ed era dai tempi di Cent'anni di Solitudine di Marquez che non mi sentivo così... e, in fondo, è questa la magnificenza della scrittura di questo genere. Ti stranisce, ti confonde e ti attrae irrimediabilmente. 

Piranesi vive nella Casa, un luogo in cui si combinano architettura e natura. Un microcosmo contenuto all'interno di quella che sembra essere una Casa ai Confini dell'Universo, e che contiene tutte le specie animali e vegetali di quel mondo (alternativo). Piranesi vive, da anni, in una sezione a parte della Casa. L'Altro, di cui all'inizio non sappiamo molto, vive in un'altra. Da anni, però, si accordano d'incontrarsi sempre il martedì e il giovedì per fare il punto della situazione. All'inizio, credevo che Piranesi fosse una sorta di elfo o di creatura fatata, ma in fondo è un essere umano che vive in armonia con l'ambiente circostante. E' un essere umano che ha trovato la sua dimensione in una dimensione che vive in un'altra realtà. Quasi come Doctor Strange in Doctor Strange e il Multiverso della Follia, ci troviamo di fronte a una realtà alternativa a quella reale, alla quale si può accedere solo lasciando andare la ragione e abbandonandosi alla meraviglia dei bambini. Lasciandosi andare a quello stato prerazionale, di quand'eravamo piccoli, e ogni cosa nuova era una scoperta incredibile che ci rendeva felice.

Questo tema mi è arrivato dritto al cuore. La Casa è, essa stessa, una metafora della vita umana. Ma, dato che l'essere umano è per definizione un essere sociale - in condizioni di isolamento assoluto non può vivere, a lungo, sano e questo ci rimanda, in un certo senso, a una mia lettura precedente, ovvero The Hauting of Hill House di Shirley Jackson. Ho trovato queste due letture comunicanti tra loro. Dopotutto, al centro c'è sempre una casa. Piranesi vive in armonia con la casa. Ma una parte di lui, la parte cosciente e razionale, vive soffocata dentro di lui. Proprio come i fantasmi di Hill House e la casa stessa, che fanno impazzire le persone. Non so se il mio confronto sia azzeccato, ma le sento davvero tanto comunicanti e, in qualche modo, rispondenti l'una all'altra. 

La Casa è metafora della vita umana, ma è anche la rappresentazione stessa della mente umana. Vedere, ovvero leggere, Piranesi dare significato a ogni statua e dare un nome ai morti mi ha ricordato una cosa che ho imparato a Filologia Germanica. I nomi sono potenti. Non appena sai il nome di qualcuno o qualcosa, hai potere su di esso o essa. I nomi non sono solo nomi. E nel suo peregrinare nella Casa Infinita, Piranesi regredisce mentalmente e fa ciò che facevano le civiltà precivilizzate. Offre cibo ai morti. Parla coi morti e se ne prende cura. Onora la natura. Si prende cura della Casa. Ho visto molto delle civiltà antiche, qui. E' una cosa che non si può ignorare, perché si studia ancora nei libri di storia.

Dimenticando sé stesso, Piranesi è diventato il tutto. E' diventato come i pagani che vivono in armonia con l'ambiente, con la natura, e che le offrono doni. Ho trovato tutto ciò splendido. Ma, tuttavia, la bellezza dell'irrazionalità e della fanciullezza non possono durare in eterno. L'essere umano è fatto per progredire. Evolvere. Ed è per questo che Piranesi inizia a dubitare di chiamarsi davvero così. Piranesi mette in dubbio le parole dell'Altro. Lo sfida. E, alla fine, scoprirà la verità su ogni cosa.

Devo confessarvi che questo romanzo breve mi ha lasciato molto più di quel che avrei pensato. Mi ha fatto riflettere davvero tanto, e ve lo consiglio solo se siete nel mood giusto.

Per il resto, di saluto con una citazione tratta da questo romanzo:
"Forse stare insieme agli altri è proprio così. Forse anche le persone che ti piacciono e ammiri immensamente possono vedere il mondo in modi che preferiresti non vedere."
(Piranesi)

xoxo,
Giada

giovedì, novembre 17, 2022

RECENSIONE DI AFTER 2 - UN CUORE IN MILLE PEZZI DI ANNA TODD

Buon pomeriggio, fantastics! Finalmente ho recuperato anche il sequel di After, dopo aver già visto il film. Okay, vi confesso che l'ho fatto solo per due motivi: il primo, penso sia ovvio, è quello che riguarda il numero di visualizzazioni. Sono sincera, lo sto facendo anche per questo. Il secondo motivo, è che odio guardare un film senza aver letto prima il libro da cui è tratto. Tuttavia, questa non è stata una hate read, anzi. Mi sono approcciata ad After 2 con tutte le più rosee speranze.

PREMESSA
Correva l'anno 2017, ed era appena uscito After. In concomitanza di questo discutibile NA, è uscito anche My Dilemma is you di Cristina Chiperi. Niente mi aveva preparata alla shitstorm che mi avrebbe travolta con la recensione della Chiperi. Le fan mi hanno attaccato. A differenza di After che, però, a distanza di anni mi continua a portare molte visualizzazioni giornaliere. E po', ero curiosa di vedere com'era il sequel. Dunque voi vi chiederete: perché hai scelto di leggere questo, quando Paper Princess di Erin Watt era simile? Beh, tanto per cominciare anche se Paper Princess era molto discutibile la trama perlomeno proseguiva e aveva un senso. Qui è... la descrizione più calzante è questa: a pure garbage fire. Non penso che ci sia altro modo per descriverlo. Oltre alla paura che mi ha messo leggere certe cose uscire dalla bocca di Hardin. Ma, visto che a breve uscirà il quinto film, mi sembrava giusto leggere anche i sequel. 

TRAMA (DA AMAZON.IT)
Dopo il loro incontro, niente è stato più come prima. Superato un inizio burrascoso, Tessa e Hardin sembravano sulla strada giusta per far funzionare la loro storia. Ma una sorpresa sconvolgente ha rimesso tutto in discussione e ora Tessa è fuori di sé, non sa più che fare. La sua vita prima di Hardin era così semplice e chiara. Ora, dopo di lui, è soltanto... dopo. Chi è davvero Hardin? Il ragazzo dolce e tormentato di cui si è perdutamente innamorata nonostante tutto? O soltanto un bugiardo senza scrupoli? Per lui, Tessa ha messo tutta la sua vita tra parentesi: l'università, gli amici, il rapporto con sua madre, un ragazzo che l'amava sul serio, e forse perfino una promettente carriera nell'editoria. Adesso è arrivato il momento di andare avanti, con o senza di lui. Ma non è così facile, inseguita dal ricordo delle sue braccia, della sua pelle, dei suoi baci… Hardin sa bene di aver commesso un errore, forse il più grande della sua vita, e non ha intenzione di arrendersi senza combattere. Saprà cambiare? Cambiare... per amore? Il 2 settembre uscirà nelle sale italiane, in anteprima rispetto agli USA, il film "After 2" tratto dal secondo romanzo della serie di Anna Todd. Per questa occasione Sperling & Kupfer pubblica un'edizione speciale: con un capitolo extra, un inserto di immagini del film e un poster. Il film tratto da "After" è stato vincitore di un People's Choice Awards e di tre Teen Choice Awards.

RECENSIONE
Voglio cominciare questa recensione facendo una battuta pessima, ovvero che se cercate 'psicopatico' nel dizionario, vi viene fuori la foto di Hardin Scott. Davvero, raga. Dumpster fire è fare un complimento a questo libro. E' perfino peggio del primo - e ho sempre pensato che ce ne volesse, per far diventare il primo il meno peggio di tutta la saga. 

Se c'è una cosa che hanno in comune i libri di questo filone è la struttura seguente: lei vergine e inesperta s'innamora del cattivo ragazzo, il cattivo ragazzo si comporta male e lei da crocerossina pensa solo a salvarlo, litigano e litigano, scopano e litigano. In realtà, questo sequel potrebbe essere riassunto così: Tessa e Hardin litigano, poi fanno sesso, poi litigano di nuovo e fanno sesso selvaggio. Così, per 400 pagine. Un po' mi dispiace per le lettrici americane, che si sono dovute sorbire 600 pagine e passa. 

Ad ogni modo, partiamo dal principio. Tessa non sa se perdonare Hardin per ciò che le ha fatto nel romanzo precedente: mostrare, con orgoglio, il lenzuolo sopra cui lei ha perso la verginità e il preservativo che lui ha usato per fargliela perdere. Vantandosene di fronte ai suoi amici. Perché, dopotutto, la sua verginità era una scommessa. Questa premessa sarebbe anche stata interessante, dopo tutto Cruel Intentions si basa su questa premessa, no? Sto parlando del film con Reese Witherspoon e il biondo figo, che ora è il suo ex marito. Ecco, Tessa è ingenua. Non l'ingenuità bella, quella stupida. Beh, tutto sommato Tessa è altamente stupida in questo romanzo. Fa scelte discutibili, pessime. Hardin, invece, cerca di farsi perdonare. Ma, il suo modo di farsi perdonare non è quello che crederesti. No, lui controlla la vita di Tessa. La taglia fuori dalla sua famiglia e i suoi amici. Dopo il love bombing iniziale, i suoi scatti d'ira frequenti spingono Tessa a rassicurarsi, in continuazione, e pensare una cosa che mi ha fatto venire i brividi:

Non mi farebbe del male, fisicamente. Almeno credo.

Dio, avrei voluto prenderla a schiaffi quando ha pensato questo. Perché, tesoro mio, nel momento in cui inizi a mettere in discussione il fatto che il tuo ragazzo potrebbe metterti le mani addosso - e qui viene spintonata e spinta a terra per tre volte in malo modo - dovresti scappare. Subito. E' una cosa che mi ha fatto arrabbiare tantissimo. Hardin, poi, è una Red Flag vivente. Ma di questo parleremo a breve.

Tessa, per dimostrare che crede nella sua relazione con Hardin e che si 'fida' (non lo fa per davvero, in realtà), decide di sacrificare la sua relazione con sua madre per lui. Facciamo un passo indietro: il rapporto di Tessa con sua madre non era roseo nemmeno nel primo romanzo e anche lei ha un passato tragico alle spalle - questo spiega, almeno in parte, le sue daddy issues. Le stesse che ha Hardin, ma peggiori. Ma il fatto che Hardin spinga Tessa a tagliare i ponti con sua madre e i suoi amici, è una cosa gravissima. Molto grave. 

Pensavate che Hardin fosse migliorato, in questo romanzo? Of course not. Dopo l'ennesimo tira e molla con Tessa, prova a migliorare sé stesso per due giorni. Solo due giorni. Questo sì che è impegnarsi. E Tessa è così stupida da cedere subito, facendo sesso con lui. Governata solo dai suoi ormoni, Tessa è incapace di ragionare lucidamente. Ma torniamo ad Hardin. I suoi scoppi d'ira sono peggiorati tantissimo, in questo romanzo. E' ancor più violento di prima. Si incazza e vuole ammazzare chiunque guardi anche solo Tessa. La segue dovunque, anche ai corsi che non gli interessano, per starle sempre vicino. La segue in macchina. E' uno stalker della malora. E Tessa è così stupida da cedere. Una caratteristica del carattere di Tessa è, senza dubbio, la sua co-dipendenza da Hardin. La cosa peggiore è che lo giustifica sempre. Giustifica ogni sua azione, anche la peggiore. Zed (o forse dovrei chiamarlo Zayn) viene pestato e rischia di morire a causa di uno scoppio d'ira e di gelosia di Hardin, e lei ha anche il coraggio di chiedergli di non sporgere denuncia. Ma siamo matti? No, sul serio. Siamo impazziti?

Hardin vuole controllare Tessa, da cosa si mette a cosa fare. Le dà ordini e la costringe a fare qualsiasi cosa. Si approfitta perfino di lei, all'inizio. Quando lei ubriaca e lui lucido, le dice di fare sesso con lei. Sarà l'ennesima volta che lo dico, ma questo libro è una cosa peggiore dietro l'altra. Forse ciò che odio di più è ciò che Hardin dice più volte a sua madre, e vi riassumo ciò che ha detto qui. Per inciso, Hardin è un personaggio tossico in ogni cosa, non sono riuscita a trovare nessuna caratteristica positiva. Non puoi giustificare un personaggio che dice questo:

Se (Tessa) non sarà mia, non sarà di nessun altro.

Non le permetterò di lasciarmi. 

Tessa è mia. 

Se non sarà mia, non sarà di nessun altro. 


Col senno di poi, ho postato la parte dedicata alla violenza sulle donne nella recensione sbagliata.
Ci andava qui.

Gli abusi verbali. Gli scoppi d'ira. La violenza. Il controllare una persona tramite la paura. Il controllo economico. Il controllo su dove vive (non dimentichiamoci che in questo romanzo Hardin pianta Tessa al freddo ad una festa; e poi le dice di andarsene dal suo appartamento). Il fatto che la madre di Hardin gli dica che gli serviva una persona come Tessa per salvarlo, sottolineando la sindrome da crocerossina di Tessa. Una persona non dovrebbe esser salvata da qualcun altro, per la miseria.

Veniamo a noi alla parte che mi ha irritato più di tutte. Il POV è alternato tra quello di Tessa e quello di Hardin, ma in realtà non c'è nessuna differenza tra i due. Sono esattamente uguali. E il fatto che ogni suo pensiero sia seguito da ':' rende difficile comprendere quale personaggio sia diverso dall'altro. Beh, abbastanza. In fondo, l'unica differenza tra il POV di Tessa e quello di Hardin sono le parolacce.

Vi lascio con questa perla che ho scritto su Goodreads, ieri notte alle due:
Hardin è un chihuahaha impazzito che azzanna (vedi ammazza o uccide, come minaccia sempre) chiunque OSI anche solo guardare la SUA Tessa.

xoxo,
Giada

domenica, novembre 13, 2022

RECENSIONE DI PERCY JACKSON E GLI DEI DELL'OLIMPO - IL LADRO DI FULMINI (PERCY JACKSON AND THE OLYMPIANS #1) DI RICK RIORDAN

Buon pomeriggio, fantastics! Ieri notte ho finito, precisamente alle due e venti, questo magnifico romanzo. Lo so, lo so. Arrivo sempre in ritardo quando si tratta di alcuni pezzi da 90, ma questa saga la rimando da così tanto tempo che non potevo non recuperarla - sì, ho già prenotato il secondo nella Rete Bibliotecaria Padovana, perché l'ho amato follemente! 

PREMESSA
Quando ho visto il film di Percy Jackson, il primo con Logan Lerhman e Alexandra Daddario, non sapevo che fosse tratto da un romanzo. E, all'epoca, avevo altri romanzi da recuperare. Ma quest'anno mi sono decisa a iniziare e, a finire, almeno una saga di tutte quelle che ho iniziato. Perciò prossimamente leggere sia di After che gli ultimi rimanenti romanzi della saga di Regina Rossa della Averyard, perché voglio mantenere la promessa che mi sono fatta a me stessa: quella di terminare almeno una saga. Ne vorrei recuperare tante, ma bisogna andare con ordine - e andare con calma, soprattutto.

TRAMA (DA AMAZON.IT)
Le creature della mitologia e gli dei dell'Olimpo non sono scomparsi, ma si sono trasferiti a New York. Percy Jackson non poteva immaginare tutto questo prima di vedere la sua professoressa trasformarsi in una Furia e tentare di ucciderlo. Sarà proprio Percy a indagare sul misterioso furto della Folgore di Zeus e a provare l'innocenza di Poseidone, dio del mare e padre perduto, che l'ha generato con una donna mortale facendo di lui un semidio. Età di lettura: da 12 anni.

RECENSIONE
La prima volta che ho sentito parlare di Percy Jackson è stato tantissimi anni fa, ed era il periodo in cui, al cinema, andavano di moda i film tratti dalla mitologia greca. Non potevo immaginare che, uno dei miei film preferiti, Clash of Titans, non fosse altro che la versione adulta di Percy Jackson. In un certo senso, questo romanzo è la versione teen della storia di Perseo. Rielaborata e ritarghettizzata.

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - il Ladro di Fulmini è il libro apripista della saga, e ha come protagonista il dodicenne Percy che ha cambiato per l'ennesima volta la scuola media e si ritrova, suo malgrado, in una scuola privata lontanissimo da casa dove viene bullizzato in continuazione. Ma Percy è un ragazzo iperattivo e dislessico, che non riesce ad andare bene a scuola e la cui lingua lunga lo mette sempre, e dico sempre, nei guai. Quando qualcuno ruba, dall'Olimpo, la Folgore di Zeus, Percy viene incolpato da tutti gli dei e, soprattutto, viene trascinato contro la sua volontà al Campo Mezzosangue. Ecco, rispetto al film molte cose mi sono diventate decisamente più chiare: come l'ordine delle casate, la presentazione di Clarisse (figlia di Ares) e la spiegazione logica dietro il lo spostamento dell'asse dei miti occidentali. E' una cosa lunga, pertanto vi consiglio di leggerla perché, come spiegazione, regge alla grande. Nel Campo Mezzosangue, Percy conosce Annabeth Chase (figlia di Atena), Luke (figlio di Ermes) e veniamo introdotti anche alle guerre tra dei. Se non avessi letto La Canzone di Achille di Madeline Miller, non avrei capito tante cose. Ma, secondo la mitologia greca, quando gli dei litigano, usano i loro favoriti come mezzi per ottenere i loro scopi. E, anche in questo caso, è stato un dio dell'Olimpo a ordinare a un eroe di rubare la Folgore. 

Ho amato follemente la caratterizzazione dei personaggi, la simpatia di Percy e Grover, e la rettezza morale e strategica di Annabeth. Qualcuno, nel libro che ho preso in prestito, aveva cambiato un congiuntivo con un trapassato remoto, quando invece la frase aveva completamente senso. E lo so perché sono una perfettina della malora su queste cose. Voi lo sapete meglio di me.

Se avete figli che vogliono approcciarsi alla lettura, consiglio caldamente questo romanzo. Spero di riuscire a leggere anche Wonder. In realtà ho appena aggiunto alla mia To Read List un altro centinaio di libri, ma btw, tutto nella norma! 

Siccome non ho trovato citazioni da postarvi, vi saluto qui.

xoxo,
Giada

giovedì, novembre 10, 2022

RECENSIONE DE L'INCUBO DI HILL HOUSE DI SHIRLEY JACKSON

Buon pomeriggio, fantastics! Ieri notte, precisamente all'una giusta, ho terminato L'Incubo di Hill House. Lo so, lo so, non si dovrebbe guardare prima la serie tv (o il film) e dopo leggere il romanzo, ma stavolta ho fatto le cose al contrario xD Un po' come ho fatto per Uno di noi sta mentendo della McManus, solo che non sapevo che fosse tratto da un libro, so solo che rimandavo la visione di quella serie tv da tanto tempo e che volevo recuperarla xD

PREMESSA
Sono una fan dell'horror, lo sono da sempre. Ritengo che i film horror peggiori da digerire siano quelli degli anni '70, mentre quelli degli ultimi anni siano un po' alla acqua di rose... Nel senso, sono pieni di jump scares, più che altro. La serie basata sul romanzo l'ho amata molto, poiché non era una storia di fantasmi. Era la storia di una famiglia. La stessa famiglia, i Crain, che nel romanzo viene nominata. E' palese che ci sia stata una rielaborazione, tuttavia mi sono approcciata al source material delle due serie Netflix con la consapevolezza che non sono uguali. Raramente un film o una serie basato su un libro sarà TOTALMENTE fedele al source material. Devo dire che il romanzo mi ha ricordato molto Cime Tempestose, perché mi ha fatto sentire come se un fiume di oscurità mi stesse attraversando - le stesse parole che ho usato per descrivere proprio Cime Tempestose. Ma, stavolta, penso che la colpa sia anche da addurre al fatto che, mentre leggevo Hill House, stavo guardando anche American Horror Stories, la seconda stagione. Ecco perché, adesso, ho bisogno di cose leggere xD

TRAMA (DA AMAZON.IT)
Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice - e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l'esperimento paranormale in cui l'ha coinvolta l'inquietante professor Montague. È la Casa - con le sue torrette buie, le sue porte che sembrano aprirsi da sole - a scegliere, per sempre, Eleanor Vance.

RECENSIONE
Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni.
Non ho trovato citazione d'apertura migliore di questa, per cominciare questa recensione. L'incubo di HIll House è come un incubo onirico, un sogno che fai quando hai la febbre alta e che non comprendi fino a quando non ne prendi le distanze - o, nel caso della febbre, quando ti passa. La storia è molto diversa da quella della serie tv. Eppure, in comune (sia la serie tv che il libro) hanno in comune l'intrecciarsi del passato con il presente. Un passato onnipresente che muove le fila dei vivi. In un certo senso, i morti prendono il controllo dei vivi. 

Ma andiamo con ordine. Il professor Montague, un noto scienziato di una sconosciuta città non bel localizzata (potrebbe, infatti, essere sia in America che in Inghilterra) ha deciso di fare degli esperimenti paranormali sulla casa più infestata per eccellenza: Hill House. Hill House sorge, lontana dalla cittadina di Hillsdale, tra le alte colline. Una casa che emana empietà e malvagità da ogni suo angolo. Concepita per provocare disagio e disarmonia tanto nell'occhio di coloro che la guardano per la prima volta, tanto di coloro che vi entrano. Eleanor Vance è una ragazza, oserei dire, sempliciotta. Una ragazza che, dopo la morte della madre, non sa cosa fare della sua vita. Una ragazza che, a mio avviso, è persa nella sua stessa mente. Ancor prima di arrivare a Hill House, assistiamo alle allucinazioni/sogni ad occhi aperti di Eleanor, che diventa col tempo Nell/Nellie. So che l'ho definita sempliciotta, ma più volte nel corso della lettura non ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte a una donna di trentaquattro anni, ma di fronte ad una ragazzina. No, non una ragazzina. Una bambina. Una bambina che guarda con stupore qualsiasi cosa, e che sogna di principesse, castelli e principi. Il contrario di Eleanor è proprio Theodora 'Theo', che ho amato nella serie tv. Theodora ha capacità telepatiche, tuttavia è una giovane donna scorbutica, quasi malevola. Ma il lettore deve ricordare a sé stesso che sta leggendo tutto ciò da POV di Eleanor, e man a mano che prosegue la lettura, l'astidio e l'odio reciproco diventano palesi. Un odio che non sono riuscita a comprendere appieno. Un odio che, a mio avviso, è nato dai condizionamenti della casa. Ultimo, ma solo per ordine, è Luke Sanderson (okay, qui vi confesso che ho pensato alle sorelle Sanderson di Hocus Pocus xD ), un belloccio che eredità Hill House e di cui non gliene può importare di meno della casa. 

Chiunque sia rimasto per più di cinque giorni (o meno) nella casa, è scappato a gambe levate tirando fuori qualsiasi scusa pur si andarsene. Il professore che conduce l'esperimento è cieco di fronte allo dispiegamento di forze sovrannaturali che sembrano decise a prendersi Eleanor, mentre una forza invisibile e malvagia tenta di dividerli in ogni modo possibile. 

Ciò che ho amato di Hill House è la circolarità degli eventi. In un certo senso, come è iniziato il romanzo breve, allo stesso modo finisce. Lirico, vivido e, al tempo stesso, onirico. Un fiume di oscurità che culmina quando Eleanor viene impossessata dagli spiriti della casa (almeno questo è ciò che ho avuto l'impressione io) e tenta di buttarsi dalla scala a chiocciola. Alla fine, loro sono andati per svolgere esperimenti di natura paranormale, ma sono stati talmente ciechi da non vedere ciò che c'è sempre stato sotto al loro naso.

Vi saluto con una citazione tratta da questo romanzo, che personalmente ho adorato. Forse, più avanti, leggerò anche Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson, la cui trama m'ispira un sacco.
"Cosa c'era qui una volta, si chiese ora, cosa c'era che adesso non c'è più, o cosa dovrebbe esserci che non c'è mai stato?"
(Eleanor Vance)

xoxo,
Giada

lunedì, novembre 07, 2022

RECENSIONE DE LA CORTE DI NEBBIA E FURIA (A COURT OF THORNS AND ROSES #2) DI SARAH J. MAAS

Buona sera, fantastics! Sono appena riemersa dopo un pomeriggio tra le nuove puntate di American Horror Stories e la conclusione delle ultime venti pagine di ACOMAF. Raramente i sequel mi piacciono di più, molto di più, dei romanzi iniziali delle saghe; tuttavia questo è davvero TANTA ROBA. Ma TANTA ROBA, nel senso che l'ho amato tutto, dall'inizio alla fine. E, se il primo è stato travolgente, questo lo è ancora di più - tanto che ho deciso di dedicargli un tatuaggio.

PREMESSA
ACOTAR è un romanzo super popolare, ormai. E quando un romanzo, o una saga, diventa super popolare le mie reazioni possono essere solo due: o lo amo anche io o lo disprezzo profondamente. Quando mi sono approcciata a Sarah J. Maas non mi aspettavo che mi piacesse. In realtà, quando l'ho cominciato l'anno scorso, prima di mollarlo, ha avuto la capacità di ispirarmi ancora di più. E già questo è raro che accada. Non tutti i romanzi hanno quest'effetto su di me. C'era un buon 50% di probabilità che non mi piacesse, proseguendo la lettura, ma mi sono sbagliata. ACOMAF non solo è il degno sequel di ACOTAR, ma alza ancora di più l'asticella. Mi dispiace che nella Rete Bibliotecaria non ci sia anche la novella dedicata a Rhys e Feyre, spero di poterla comprare al più presto. Perché siamo a 2 su 2 romanzi a 5 stelle!

TRAMA (DA AMAZON.IT)
"Una piccola parte di me bisbigliava che potevo sopravvivere ad Amarantha; potevo sopravvivere alla transizione in quel nuovo corpo estraneo... Ma non ero sicura di poter sopravvivere a quella cavità vuota e fredda nel mio petto. Persino durante i periodi più bui, quella parte di me era stata piena di colore, di luce. Forse diventare una Fae l'aveva distrutta. Forse Amarantha l'aveva distrutta. O forse l'avevo distrutta io, quando avevo ficcato i pugnali nei cuori di due innocenti e il loro sangue mi aveva scaldato le mani." Dopo essersi sottratta al giogo di Amarantha e averla sconfitta, Feyre può finalmente ritornare alla Corte di Primavera. Per riuscirci, però, ha dovuto pagare un prezzo altissimo. Il dolore, il senso di colpa e la rabbia per le azioni terribili che è stata costretta a commettere per liberare se stessa e Tamlin, e salvare il suo popolo, infatti, la stanno mangiando viva, pezzetto dopo pezzetto. E forse nemmeno l'eternità appena conquistata sarà lunga a sufficienza per ricomporla. Qualcosa in lei si è incrinato in modo irreversibile, tanto che ormai non si riconosce più. Non si sente più la stessa Feyre che, un anno prima, aveva fatto il suo ingresso nella Corte di Primavera. E forse non è nemmeno più la stessa Feyre di cui si è innamorato Tamlin. Tanto che l'arrivo improvviso e molto teatrale di Rhysand alla corte per reclamare la soddisfazione del loro patto - secondo il quale Feyre dovrà passare con lui una settimana al mese nella misteriosa Corte della Notte, luogo di montagne e oscurità, stelle e morte - è per lei quasi un sollievo.

Ma mentre Feyre cerca di barcamenarsi nel fitto intrico di strategie politiche, potere e passioni contrastanti, un male ancora più pericoloso di quello appena sconfitto incombe su Prythian. E forse la chiave per fermarlo potrebbe essere proprio lei, a patto che riesca a sfruttare a pieno i poteri che ha ricevuto in dono quando è stata trasformata in una creatura immortale, a guarire la sua anima ferita e a decidere così che direzione dare al proprio futuro e a quello di un mondo spaccato in due.

RECENSIONE
Wow! Wow! Wow! Amo la scrittura di Sarah J. Maas, è così travolgente, fluida e intrigante che ti tiene incollata alle sue pagine. Ero incapace di staccarmene per dormire, giuro. Una notte ero così gasata per ciò che avevo letto, che non riuscivo nemmeno ad addormentarmi xD

Ad ogni modo, partiamo dal principio. Come ogni sequel che si rispetti, ACOMAF riprende da dove ACOTAR ci aveva lasciati: Feyre è riuscita a salvare Prythian con il suo sacrificio estremo, ovvero venendo ammazzata da Amarantha dopo aver risolto, suo malgrado, l'indovinello che le aveva posto. Sono passati 3 mesi, e Feyre vive ancora nella Corte di Primavera insieme a Tamlin. Non ha molto da fare, se non fare sesso e pensare al suo matrimonio con il Signore Supremo della Primavera. Odia Rhysand per il vincolo che hanno, il patto di cui porta il tatuaggio sul braccio sinistro che le ha salvato la vita quand'era nel Regno Sotto la Montagna. Ma Tamlin è possessivo, ossessivo. Un ragazzo che ama controllare dov'è e cosa fa la sua ragazza. E che non le lascia nemmeno un po' di libertà. Un ragazzo che le vieta qualsiasi cosa e la tiene rinchiusa nella sua bella gabbia dorata. La new entry è la Sacerdotessa Ianthe, una viscida Fae che ha come obiettivo quello di preparare Feyre alla sua vita matrimoniale. E no, non sarà una Signora Suprema, ma solo una sforna bimbi. Una macchina per figliare a raffica, senza alcuna voce in capitolo sulle guerre, le battaglie e le lotte interne al Regno.

Feyre cade in depressione, con ancora gli effetti PTSD dei suoi tre mesi di prigionia sotto la montagna. Tutto ciò è stato reso magnificamente. E, allo stesso tempo, anche l'indifferenza di Tamlin è stata reso magnificamente, perché la scrittrice ci ha fatto capire che Tamlin la considerava al pari di un oggetto, non una persona che potesse davvero fare la differenza nel Regno. 

"Alle persone, che guardano alle stelle ed esprimono desideri"
"Alle stelle, che ascoltano. E ai sogni, che si realizzano"

Rhysand mi piaceva già molto in ACOTAR, come sapete ho un debole per i bad boys letterari, per quei personaggi grigi che non si capisce bene dove si collochino. Sapevo che Rhys era molto più di quel che appariva, e conoscere la sua storia me ne ha solo fatto innamorare ancora di più. E' così che dovrebbe essere costruito un personaggio. Strati su strati che si rivelano poco per volta. 

Rhys salva Feyre dal suo stesso matrimonio, grazie a Morrigan 'Mor' e la porta nella Corte della Notte. La porta nella magnifica Velaris. In questo modo conosciamo gli amici più stretti del Signore Supremo: Mor, la bionda e tenace terza in comando; Amren, una donna tosta e determinata (non posso dire altro, sennò sarebbe un mega spoiler); Cassian, il guerriero Illyrian di fuoco e Azriel, il guerriero di ghiaccio. Diciamo che, alla larga, le loro descrizioni potrebbero essere così. Se scendessi di più nei particolari rischierei di rovinarvi tutto, quindi anche no. La mia preferita è, senza dubbio, Mor. Il secondo posto, però, va ad Amren. 

Si prospetta una guerra con il re di Hybern, all'orizzonte. Feyre e i suoi amici dovranno intervenire, prima che questi distrugga il Muro che divide il Regno Umano da quello Fae, e spinga quello umano alla totale distruzione.

Purtroppo in questi giorni sono stata un po' male, e non sono riuscita a buttar giù le citazioni che mi piacevano. Quella che vi ho messo citata in pagina, però, è la mia preferita. Oltre a essere il mio sfondo del cell <3

xoxo,
Giada
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...