mercoledì 15 aprile 2015

Cinquant'anni di Praça da Canção di Manuel Alegre: un bilancio

Buona sera, bloggers e lettori! Come va? Ho aspettato a lungo l'altro ieri per potervi parlare della conferenza alla quale ho assistito al Palazzo del Bo a Padova l'altro ieri mattina, una conferenza molto interessante a cui hanno partecipato figure eminenti nel panorama poetico, letterario, culturale e politico portoghese: Manuel Alegre, Francisco Alegre Duarte, José Carlos de Vasconcelos Giulia Lanciani, Marco Fazzini e il pro rettore dell'Università di Padova.



Ero molto emozionata per quest'incontro, non tanto perché la professoressa di lingua portoghese ci avesse invitato ad andare alla conferenza, ma perché non capita tutti i giorni di poter incontrare due uomini che hanno svolto un ruolo così importante nel Portogallo degli anni '60 e '70 durante il periodo della dittatura dell'Estado Novo di Salazar. Francisco Alegre Duarte, il figlio di Manuel Alegre, ha aperto la conferenza - così mi sono ricordata che la prof ci aveva detto che lui era il figlio di Manuel Alegre - lui è lavora come diplomatico dell'Ambasciata Portoghese a Roma e ci ha parlato dell'importanza che ha avuto "Praça da Canção" nel Portogallo dell'epoca e che continua avere tutt'oggi, poi ha passato la parola al giornalista, avvocato e direttore del giornale "Jornal de Letras" José Carlos de Vasconcelos, che ci ha raccontato che nel 1963 la dittatura lottava per mantenere il controllo e faceva tutto ciò che ci si aspetta da un regime dittatoriale: violenza, bagni di sangue, censura e il governo che manda a morire i giovani portoghesi nelle colonie (Angola, Mozambico, São Tomé e Príncipe ecc), anche Manuel Alegre è stato mandato in una di queste colonie e ciò che ha visto e provato si può trovare nella sezione della raccolta poetica che si intitola "Nabuangongo". La raccolta di poesie di Manuel è considerata un libro profetico dal popolo portoghese, perché il poeta parla della Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974 ad opera dell'esercito portoghese che si è ribellato alla dittatura di Antonio Salazar.



Nel 1900 José Carlos de Vasconcelos aiutava le persone che erano stati presi dal governo, o per meglio dire, dalla polizia del governo, la PIDE. José ha sempre aiutato molto le persone che fuggivano dallo stato in cui versava il Portogallo in quegli anni, durante la dittatura Salazarista ed ora è una delle figure più importanti del panorama lusitano.

L'autografo di Manuel Alegre (blu) e quello di José Carlos de Vasconcelos (nero)

Sono stati trattati molti temi: da come il poeta conciliava vita a come ha fatto a ricordare tutte le sue poesie quando era rinchiuso in una cella in Angola al buio e non aveva neanche un pezzo di carta e un foglio dove scrivere le sue poesie. La poesia di Alegre è stata profetica, perché parlava della "Rivoluzione dei Garofani Rossi" molto tempo prima che questo accadesse, infatti è considerato un poeta-profeta. Mi preme soprattutto dire che per lui canzone e poesia sono strettamente collegate, perché ogni sua poesia sembrava avere un ritmo proprio, inoltre lo stile alto è costituito da parole semplici, di uso comune, che il popolo usa ogni giorno ma con significati intrinsechi profondi, in cui chiunque poteva leggere il messaggio di protesta che stava dietro alle sue semplici parole, per questo la PIDE ha sequestrato i libri. Poi, sempre la PIDE (la polizia politica del regime) anzi, il governo Salazarista ha ordinato che venisse ucciso, invece lui è riuscito a scappare e ha trovato la protezione presso un sovrano ad Algeri.

Giulia Lanciani invece è un eminente traduttrice e filologa romanza con un curriculum d'eccezione, che ci ha detto che quando c'è stata la Rivoluzione dei Garofani Rossi in Portogallo la notizia si è sparsa in Italia e gli italiani hanno partecipato, sono andati in Portogallo a vedere ciò che stava accadendo. Lei è stata la prima persona in assoluto a tradurre le poesie di Manuel Alegre ed è grazie a lei se abbiamo le sue poesie e se le possiamo leggere. Il diretto della rivista per la quale lavorava aveva definito Manuel Alegre un "guerrigliero di pace", perché lui combatteva con le parole e infatti, lui stesso ha ribadito più volte che le parole hanno una forza incredibile e che non sono da sottovalutare, perché lui è stato imprigionato proprio a causa della forza dirompente delle sue parole.

Marco Mazzini invece è professore all'Università di Vicenza (se non erro) e si occupa di letteratura inglese post-coloniale, il suo intervento è stato uno dei più interessanti perché ha messo a confronto la vicenda del celebre poeta con altre vicende personali; poi ha messo in evidenza lo stretto legame che c'è tra le poesie di Manuel Alegre, perché le sue poesie sono fatte per essere suonate e cantate e quando lui era in carcere in Africa se le cantava continuamente per memorizzarle, così quando è tornato in Portogallo ha scritto il libro, l'ha dato alla sua famiglia, poi il governo ha messo una taglia sulla sua testa ed è dovuto scappare ad Algeri, dove ha trovato protezione presso il governatore di quel Paese e da lì conduceva una trasmissione via radio che sosteneva la rivolta dei portoghesi contro Salazar.

Vi saluto con un'immagine che contiene una citazione di Manuel Alegre:
"C'è sempre qualcuno che resiste.
C'è sempre qualcuno che dice no"
(Manuel Alegre, il Paese di Aprile)

Giada

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