venerdì 19 settembre 2014

RECENSIONE de Il pianeta ostile di Federico Negri

Buon pomeriggio, bloggers e lettori! Oggi vi recensirò l'ultimo (per il momento) libro della saga di Promise: "Il pianeta ostile". Questo libro mi ha davvero coinvolta tanto, forse più degli altri due; ma non voglio dilungarmi troppo in spiegazioni, perciò, cominciamo.

PREMESSA
Ricordo di aver letto il libro precedente, "Cuori d'acciaio" poco prima dei miei ultimi esami e che, anche se avevo il tempo per poter leggere il romanzo finale, ho preferito aspettare. Bene, ho fatto un'ottima scelta. Sono felice di aver aspettato e di essermelo gustato dalla prima pagina all'ultima.

TRAMA (da Goodreads)
Promise è l'unico pianeta colonizzato al di fuori del sistema solare, ma è precipitato in un'era pre-industriale e non ha più collegamenti con la madre Terra. Un'astronave terrestre atterra sul pianeta dopo secoli di oblio, carica di enigmi. Le fazioni opposte dei promisiani se ne contendono la tecnologia, mentre Haria, una giovane professoressa universitaria dedita all’abuso di stupefacenti, cerca di scoprirne i misteri e di dominarne le forze devastanti, camminando sulla sottile linea della contesa. Sino a scoprire che un'orribile verità si cela in quel messaggero, giunto dal loro passato.

RECENSIONE
"Il pianeta ostile" riprende da dove era stata interrotta l'ultima scena di "Cuori d'acciaio", ovvero dalla fuga di Haria, Fineri e Galla dal villaggio dei Nordarni con il tubo cartolizzatore. Il loro scopo era quello di riportarlo al Direttorio con lo scopo di consegnarlo nelle mani sicure del Consiglio, ma durante il viaggio si sono imbattuti in una tempesta di sabbia che li ha ridotti malamente. Haria si sveglia nella tenda del comandante Gianhosi e viene trattata con i guanti da tutti per via delle sue recenti scoperte sul tubo. Gianhosi le chiede scusa per ciò che è avvenuto nel libro precedente, ovvero per il Cancello che le ha dato il tribunale della Città. Per chi non lo sapesse, il Cancello è l'esilio che viene dato a coloro che hanno tradito il Direttorio o che hanno fatto qualcosa che andava contro le leggi della Città o che hanno contrabbandato metanfetamine dai selvaggi. Gianhosi chiede ad Haria di entrare a far parte del suo team, di essere la scienziata che riuscirà a riportare l'energia elettrica su Promise, facendo tornare il pianeta nell'era moderna e allontanandolo per sempre dal medioevo in cui è finito. In realtà, Gianhosi vuole il suo aiuto anche per un altro motivo, ben più importante: se il tubo finisse nelle mani del Direttorio, i membri del Consiglio lo userebbero per far fuori tutti i selvaggi, invece se lui entrasse a far parte delle alte sfere, farebbe in modo che il tubo venga usato per il bene comune: far ripartire il reattore dell'Antenna e riportare tutto ciò che c'è di moderno nel pianeta, come l'elettricità e l'acqua calda (considerato un bene prezioso). Tutto ciò che segue questa spiegazione da parte del video all'interno della navicella da parte della scienziata, avviene con grande, grandissima rapidità. L'Antenna fa il suo lavoro, convogliando l'energia e da una massa scura e lattiginosa esce un uomo, che in realtà non è un uomo, ma un ultra-uomo (scusate la ripetizione, ma questa scena mi ha colpito molto) che comincia ad ammazzare tutti quelli che si trova davanti. La soldatessa Gallajio nel frattempo spiega ad Haria che per Fineri, andare a letto con lei era solo lavoro, che lui è il suo uomo e che non le va a genio che ci vada a letto insieme. Delusa, Haria decide di concentrarsi su altro e questo altro è il tubo che devono staccare dall'Antenna e portare il più distante possibile dall'ultra-uomo. Haria riesce a ritardare l'attacco dell'ultra-uomo facendo esplodere la materia nera presente nel tubo, ma ciò serve a poco e i Teschi (così sono chiamati i soldati e i membri dell'esercito) attaccano a mani nude e con spade. Dopo questo scontro, Haria è ridotta molto male e viene salvata da Sariso e dagli altri selvaggi. Per un momento pondera l'idea di lasciarsi morire, prendendo la psicocola che ha ricevuto da Khalio (sì, proprio così, Khalio finalmente è apparso!L'Angelo Malvagio, chiamiamolo così) ma alla fine decide di non farlo. Cosa succederà ora che gli ulta-umani hanno invaso Promise? Haria riuscirà a salvare il pianeta dalla loro invasione oppure fallirà? Il ricordo di ciò che aveva detto la scienziata Harris continua a tormentarla, c'erano state due missioni e gli ulta-umani erano riusciti ad infiltrarsi in ogni sfera della vita cittadina. Fineri si salverà? 

Questo romanzo è stato il più emozionante in assoluto della saga di Promise, c'è stato davvero un colpo di scena in ogni capitolo e io ho letto gli ultimi capitoli praticamente a bocca aperta. Non mi aspettavo che Fineri e Galla stessero ancora insieme, men che meno mi aspettavo che lui stesse usando Haria. No, non mi è piaciuto il suo comportamento in quel caso. Io tiferò sempre per Haria e Fineri, ma devo ammettere che Fineri e Galla sono proprio fatti l'uno per l'altra. I colpi di scena mi hanno tenuta incollata attaccata al libro, non c'era mai un attimo di pausa. Grandioso. Gli altri due libri mi sono piaciuti, ma questo l'ho davvero adorato. 

Come sempre, l'ambientazione è sapientemente descritta in ogni scena, sia gli interni che gli esterni sono ben descritti. La caratterizzazione dei personaggi è ben fatta, a mio avviso sono ben costruiti, perciò spero che quando uscirà il quinto capitolo della saga, Haria sia più sicura di se stessa e non abbia più bisogno di prendere le psicocole per far sparire il nervosismo o la paura. Khalio, oh mio Dio! Che meraviglia di ragazzo! E' stata dura scegliere chi mi piacesse di più tra lui e Fineri, ma sono arrivata ad un pareggio. Khalio rappresenta il cattivo ragazzo, Fineri invece quello bravo che esegue gli ordini (non a caso è un soldato) e si comporta bene. 

Io mi chiedo davvero cosa succederà ora, e sono stra-curiosa di saperlo. Leggete questi libri! Su! 

Vi lascio con una citazione tratta da questo libro: "Io e te eravamo due ingranaggi della stessa macchina. Non tutte le macchine sono buone, alcune sono nate per portare sofferenza. Però funzionavamo bene." 
(Khalio ad Haria)

Giada

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