«Un professore stile «Attimo fuggente».»
Massimo Gramellini
Non aver paura di ascoltare il rumore della felicità.
Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole, “la felicità è una cosa che cade”? Per ricordarmi sempre che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota, nelle cose che tutti buttano via.»
Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un’estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l’appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa un luogo sicuro. Gioia non ne hai mai parlato con nessuno. Nessuno potrebbe capire.
Fino a quando una notte, in fuga dall’ennesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l’amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova.
Ma la felicità a volte può durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi.
Ci sono storie capaci di toccare le emozioni più profonde: Eppure cadiamo felici è una di quelle. Enrico Galiano insegna lettere ed è stato nominato nella lista dei migliori cento professori d’Italia. I giovani lo adorano perché è in grado di dare loro una voce. Grazie al suo modo non convenzionale di insegnare, in breve tempo è diventato anche un vero fenomeno della rete: ogni giorno i suoi post su Facebook e i suoi video raggiungono milioni di visualizzazioni. Un romanzo su quel momento in cui il mondo ti sembra un nemico, ma basta appoggiare la testa su una spalla pronta a sorreggere, perché le emozioni non facciano più paura.
RECENSIONE
Avevo aspettative molto alte per questo romanzo. Dalle premesse, sembrava il romanzo perfetto per me:
drama familiare, drama a scuola, bulletti a scuola, una ragazza isolata e che si rifugia nella sua immaginazione. Insomma, aveva tutti gli ingredienti per diventare il mio prossimo romanzo preferito.
La verità è che ho trovato il romanzo lento per gran parte della lettura, e sì, so che questo è stato influenzato soprattutto dal fatto che non sono stata fisicamente bene in questa settimana di Pasqua: tra il mix di antistaminici e il raffreddore forte che ho preso, non erano le condizioni ideali per leggere. Ma ho finito. Cioè, *dovevo* finirlo, ormai ho già un ritardo di 21gg nella Rete OPAC e sto facendo i salti mortali per finire di libri che ho in arretrato (specialmente quello della Feldman Barrett, che spero di riuscire a leggere almeno 3 capitoli prima di restituirlo).
Eppure cadiamo felici parte con la storia di una ragazza strana... sì, perché non c'è parola che meglio definisca Gioia Spada: è una ragazza strana. Il fatto che abbia una situazione familiare difficile spiega solo in parte i suoi comportamenti bizzarri, tra cui quello che non riesco a comprendere fino in fondo è la creazione di un'amica immaginare a diciassette anni che usa come scusa per uscire. Andava bene fino a quando sembrava una persona reale, all'inizio. Ma sapere che è frutto della sua immaginazione, a diciassette anni, ecco... mi ha reso difficile empatizzare con sta cosa. Una sera, dopo una discussione coi suoi genitori, Gioia scappa e si ritrova in un baretto, il BarA, dove trova un misterioso ragazzo che tira freccette nel buio: è Lo. Tutto qua. E se lui la chiama Cosa, lei lo chiama Articolo Determinativo. I loro battibecchi sono stati divertenti da leggere, era un witty banter molto ben fatto.
Tuttavia, l'autore ha premuto molto sul fatto che Gioia fosse un'outsider nella sua nuova scuola. E questo premere su quest'argomento, con un professore per amico, il prof. Bove, mi ha reso... come lo spiego, io sono stata influenza nella lettura anche dalla mia personale esperienza alle scuole superiori, quindi il mio bias cognitivo qui ha influito molto... però, ecco, a me è dispiaciuto non avere questo tipo di rapporto con un professore nel mio istituto tecnico. Forse, sotto sotto, sono stata gelosa del rapporto tra Gioia e Bove. Anche io sono stata un'outsider alle superiori. Dio, è tutta la vita che sono un'outsider. A volte bisogna semplicemente accettarlo e andare avanti. E, se si legge tra le righe, è esattamente questo che consiglia Bove a Gioia. Di non snaturarsi per diventare parte del branco. Per non diventare come tutti. E questo consiglio, detto da un professore che ci tiene davvero a te, è oro.
Alla fine, penso di aver dato 3,5 stelline su 5 solo perché ho trovato certe situazioni al limite dell'assurdo, da film di spionaggio... ma ehi, ho anche scoperto una malattia mentale che non conoscevo, la PAS!
Ve lo consiglio, comunque.
Spero che la vostra esperienza di lettura sia migliore della mia, in ogni caso.
xoxo,
Giada

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