PREMESSA
Non so cosa mi abbia spinto a scegliere questo libro, due mesi fa. Mi ispirava la profondità delle emozioni che mi trasmetteva e poi, essendo già il secondo libro di Carrére che leggo, conoscevo già un po' la sua scrittura. Una scrittura cruda, diretta, senza fronzoli. Una scrittura che va dritta al punto e che fa male. Ma a farmi male non è stato tanto il suo modo diretto di scrivere, quanto il fatto che questa fosse una storia vera. Non c'è niente di inventato, qui. Carrére parla dei due coniugi che hanno perso, nello tsunami, la loro bambina di 4 anni. Ma parla anche del cancro di Juliette, sua cognata, che ha condizionato la vita della sua attuale compagna e che li ha spinti a lavorare sul loro rapporto. Insomma, non è stato affatto un romanzo semplice. Cioè, un libro semplice da leggere. Anzi!
TRAMA (DA ADELPHI.IT)
«Da sei mesi a questa parte, ogni giorno, di mia spontanea volontà, passo alcune ore davanti al computer a scrivere di ciò che mi fa più paura al mondo: la morte di un figlio per i suoi genitori, quella di una giovane donna per i suoi figli e suo marito. La vita mi ha reso testimone di queste due sciagure, l’una dopo l’altra, e mi ha assegnato il compito, o almeno io ho capito così, di raccontarle». Il caso ha voluto infatti che Emmanuel Carrère fosse in vacanza nello Sri Lanka quando lo tsunami ha devastato le coste del Pacifico, e che si trovasse a sostenere una coppia di connazionali nelle strazianti incombenze burocratiche per rimpatriare il corpo della figlia di quattro anni; e che, solo pochi mesi dopo, gli accadesse di seguire un’altra vicenda dolorosa, quella che avrebbe portato alla morte per cancro la sorella della sua compagna, che era stata «un grande giudice», strenuamente impegnato al fianco delle vittime del sovraindebitamento. C’è un solo modo per ricevere il dolore degli altri, ci dice Carrère: dargli voce, farlo diventare il proprio dolore. Ed è questo il compito che si è assunto come romanziere, riuscendo a scrivere – senza mai cadere nell’enfasi, ma mettendo a fuoco con la precisione ossessiva di un reporter ogni minimo particolare – il suo libro più lacerante e temerario.RECENSIONE
Come vi dicevo sopra, questo non è stato un libro semplice. Penso che sia uno dei libri che ho fatto più fatica a leggere, per quanto pesante a livello emotivo è stato. Perfino Una vita come tante è stato più easy di questo, sincera. Tutti hanno definito Una vita come tante una pornografia del dolore, ma questa non è che sia stato tutto un Carnevale di Rio, eh.
Vite che non sono la mia parte dallo tsunami del 2004 nello Sri Lanka, dove Emmanuel Carrére era ina vacanza con la sua compagna dell'epoca, Hélène e i suoi due ragazzi, Rodrigue e Jean-Pierre (se ho sbagliato il nome del secondo, chiedo venia, ma sto libro mia ha letteralmente devastata). Si è salvato solo perché era dall'altra parte dell'isola, dalla parte della costa opposta rispetto a quella dove si è verificato il disastro. Carrére ha partecipato insieme alla compagna, giornalista rinomata, alla redazione delle notizie ed ha anche partecipato, insieme a una coppia che ha perso la loro bambina di 4 anni, Delphine, sulla spiaggia. La bimba era sulla spiaggia insieme a una sua amica srilankese quando lo tsunami si è abbattuto sulla spiaggia, ed è praticamente morta sul colpo. La narrazione parallela segue la vita di Juliette, la cognata di Carrére e parente di Hélène, che ha una storia collegata al cancro. Glie l'hanno trovato quand'era solo diciassettenne, e Juliette ha passato gran parte della sua adolescenza dentro e fuori dagli ospedali, per poi ritrovarsi con le gambe paralizzate per colpa di una negligenza medica. Questo, però, non le ha impedito di diventare una giudice combattiva e molto diretta, che non si abbatte al primo ostacolo, ma che sceglie come affrontare il dolore: a testa alta.
Credo che questa storia abbia triggerato i miei ricordi ospedalieri, perché leggere di ospedali per quasi 200 pagine mi ha ricordato la mia, di storia personale. Certo, non è grave come quella dei due cancri di Etienne e Juliette, ma non per questo non è stata difficile. Non so darmi altra spiegazione logica, al fatto che sto veramente male. Sono stata fisicamente male a leggerlo e, come dicevo più sopra, mi sono costretta a finirlo solo perché mi mancavano 5 pagine, altrimenti l'avrei mollato.
Sono in preciclo e vengo da una settimana di fuoco, leggere tutto ciò ha acuito il mio malessere emotivo. Senza contare che, nella visione di One Piece, sono arrivata ad uno dei momenti più commoventi, quelli di Chopper. Insomma, ieri ho sentito il bisogno di mettere in pausa una cosa o l'altra per il mio benessere psicologico.
E' una storia vera, e forse per questo mi ha fatto male. Ma è anche una settimana che sto male a causa di ciò che ha subito la gattina Rosi, che è stata violentata da un umano. E' una settimana che ho il senso di pianto perché, durante questa settimana di fuoco, ho ricevuto anche buone nuove ed è stato così inaspettato che davvero stavo per mettermi a piangere.
Insomma, se volete leggere questo libro, non fatelo quando siete vulnerabili emotivamente.
Leggetelo con cognizione di causa, e ricordate che Carrére non si presenta qui come un narratore inaffidabile, ma piuttosto come una persona coi suoi pregi e i suoi difetti, che si ritrova a vivere due tragedie a distanza molto ravvicinata.
xoxo,
Giada







