giovedì 20 ottobre 2016

RECENSIONE di Che tu sia per me il coltello di David Grossman

Buona sera, bloggers e lettori! E' strano per me scrivere una recensione a quest'ora, ma c'è una prima volta per tutto no? Questa sera vi parlerò di un libro che ho adorato, che mi ha fatto riflettere e che mi ha colpito dritto al cuore... Un cuore che ha fatto sanguinare, scoppiare di gioia e di tristezza e battere forte per l'emozione. Vi auguro buona lettura!

PREMESSA
Ho conosciuto David Grossman per caso, quando sono andata alla Feltrinelli l'anno scorso. Non sapevo se mi sarebbe piaciuto o meno, perciò ho preferito prenderlo in prestito dalla biblioteca del mio paese. La cosa incredibile è che non c'era nemmeno nella mia biblioteca, quindi ho dovuto fare un prestito interbibliotecario! Grossman è l'Haruki Murakami israeliano, sebbene di Murakami io abbia letto solo qualche citazione molto intensa che mi ha colpito molto. Non escludo che prima o poi potrei leggere Murakami, di sicuro la sua candidatura al Premio Nobel, ma ora non è il suo momento, e non vorrei rovinarmi la lettura dei suoi libri solo perché non è il momento giusto per leggere i suoi libri.

TRAMA (da Goodreads)
In un gruppo di persone, un uomo nota una donna sconosciuta che sembra volersi isolare dagli altri. Yair, commosso da quella che egli interpreta come un'impercettibile e ostinata difesa, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo. Più che una proposta è un'implorazione e Myriam ne resta colpita, forse sedotta. Un mondo privato si crea così fra loro e in questo processo di reciproco avvicinamento Yair e Myriam scoprono l'importanza dell'immaginazione nei rapporti umani e la sensualità che si nasconde nelle parole. Finché Yair si rende conto che le lettere di quella donna stanno aprendo un varco dentro di lui, chiedendogli con imperiosa delicatezza una inaspettata svolta interiore
Romanzo avvolgente e "impudico" di uno dei più grandi autori contemporanei, Che tu sia per me il coltello mostra a ognuno di noi quanta strada e quanto coraggio occorrano per arrivare a toccare con pienezza l'anima (e il corpo) di un altro essere umano.

RECENSIONE
Lascio ruggire nel mio cuore il tuo nome e se fossi qui, adesso, ti abbraccerei con tutte le mie forze fino a spezzarci entrambi nell'impeto di quel che provo per te. 
Questo è ciò che dice Yair a Myriam in una delle sue lettere. Ci troviamo nell'Israele del dopoguerra, dove un uomo, Yair Wind (in seguito conosciuto come Yair Einhart) riconosce una sua vecchia compagna di scuola, ora maestra delle elementari, che esce con i suoi amici e con suo marito, Amos. Yair si accorge subito che c'è una nota triste nello sguardo di Myriam (che in ebraico è un nome legato all'acqua) e perciò inizia questa corrispondenza con lei per conoscerla nel profondo. E' vero che è più facile confidarsi con un estraneo, ma ciò che per Myriam era un estraneo finisce per diventare un amico e infine l'uomo di cui si innamora, ma non nel modo in cui ci si aspetta che lei s'innamori di lui. Attraverso le lettere di Yair, conosciamo i pregi e i difetti dell'uomo, così come veniamo a conoscenza di quella che lui chiama la sua onta, la sua infamia. Il libro è diviso in due parti, e se nella prima parte conosciamo le parole di Myriam solo attraverso ciò che dice Yair; così nella seconda parte conosciamo ciò che Yair dice a Myriam attraverso le parole di lei.

Penso davvero che Yair soffrisse di depressione, che rimanesse con sua moglie Maya solo per non distruggere la serenità di suo figlio Yidò; ma c'è una rivelazione riguardante Ana, la migliore amica di Myriam e la stessa Myriam che vi sconvolgerà. Questo sicuramente non è un libro per tutti, poiché tratta delle tematiche delicate come i problemi famigliari, la sterilità, la profondità dell'animo umano, la sensibilità dell'uomo e dimostra come per noi esseri umani sia più facile essere davvero noi stessi, i veri noi stessi solo con persone che non ci conoscono da tanto tempo, solo con degli sconosciuti. Myriam e Yair lo erano. Tuttavia nel porre un limite temporale alla loro corrispondenza, ho trovato una somiglianza con i sei mesi che Will Traynor concede alla sua famiglia per fargli cambiare idea prima di andare in clinica in Svizzera. Yair è depresso, e questo lo rende indubbiamente fin troppo cervellotico... Ma cervellotico in un modo che io ho apprezzato molto, poiché ho potuto conoscere e visitare, con i suoi occhi, i luoghi di Gerusalemme. La tristezza di Myriam invece è velata all'inizio, non si capisce la sofferenza che lei prova per non sentirsi una "madre completa" fino a quando a quando non lo dice apertamente. Yair e Myriam non potrebbero essere più differenti l'uno dall'altra, ma penso che proprio per questo siano fatti per stare insieme. Ho letto che questo libro è stato scritto come tributo da parte dell'autore per Kafka e le sue perdute lettere d'amore per Milena. Beh, vi dirò che io ho sempre odiato Kafka, in particolar modo "La metamorfosi", ma questo libro me l'ha fatto rivalutare e non escludo che magari più avanti potrei leggerlo con occhi diversi.

Questo libro è molto molto profondo, ma in certi punti l'ho trovato pesante, forse per via delle tematiche trattate. La sterilità dell'uomo e della donna sembra essere uno dei temi principali di questo romanzo, e questo libro mi ha avvicinato a tutto ciò senza che me ne rendessi conto. Immagino solo la sofferenza di quelle donne che vorrebbero avere figli ma non possono averne, e tutti intorno a loro le compatiscono senza comprenderle davvero. E' stato difficile immedesimarmi in tutto ciò, forse perché non è un tema vicino a me, tuttavia nella sua pesantezza mi ha colpito molto. Non bisogna mai giudicare una persona, specialmente se sapete che non può avere figli e voi continuate a domandarle quando li farà.

Vi lascio con una citazione tratta da questo romanzo di narrativa (che si è meritato cinque stelle) che vi consiglio, se amate i romanzi epistolari e la narrativa psicologica (o introspettiva?):
"Avevi ragione: in fondo, sto cercando un compagno per un viaggio immaginario. Ma hai sbagliato a dire che forse non ho bisogno di un compagno reale. E' esattamente il contrario. Ho bisogno di un compagno reale per il mio viaggio immaginario."
(Yair)

xoxo,
Giada

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